Questi primi giorni di agosto sono stati “scossi” da
un’importante novità editoriale che non mancherà di
suscitare accese polemiche. Si tratta di uno studio
del noto ricercatore della Fondazione della RSI il
Dott. Pietro Cappellari, studio dedicato ai caduti
della Repubblica Sociale Italiana di Anzio e
Nettuno.
Siamo andati a trovare Cappellari presso il suo
studio per farci raccontare come nasce il libro
I Legionari di Nettunia.
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Come mai l’interesse per queste storie dimenticate?
«Da diversi anni ormai – ha dichiarato il
noto ricercatore – mi occupo dello studio dei
caduti della RSI, caduti considerati dei veri e
propri “fantasmi” dallo Stato italiano. Mentre i
caduti della Seconda Guerra Mondiale sono in
generale considerati “morti di serie B”, quelli
della RSI non sono neanche considerati come tali,
non sono mai esistiti, dei “fantasmi” appunto.
Questo lavoro nasce dalle ricerche di Cipriano Porcu
che, negli anni ’90, cercò di ricostruire le vicende
dei fratelli Fioravanti, due ragazzi di Anzio e
Nettuno caduti combattendo nelle fila della GNR.
Purtroppo, non si riuscì mai a trovare una
documentazione idonea per ricostruire le
vicissitudini di queste due Camicie Nere, fino a
quando – grazie alla Fondazione della RSI – è stato
possibile trovare delle fonti inedite su questi
episodi e, inoltre, scoprire che Anzio e Nettuno
avevano avuto diversi giovani che si erano arruolati
nella RSI e sotto queste insegne erano caduti. E’
iniziata per me la scoperta di un “mondo”
sconosciuto. Attraverso delle ricerche condotte in
tutta l’Italia settentrionale ho potuto ricostruire
tassello dopo tassello le vite di questi volontari
dell’onore. Si tratta di storie drammatiche ed
eroiche nello stesso tempo, che gettano una luce
nuova sulla storia di Anzio e Nettuno, il cui
Novecento non è mai stato studiato con cognizione di
causa».
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Le verità contenute nel libro sono state definite
“sconvolgenti”. Perchè?
«Purtroppo, la popolazione italiana fa
dell’ignoranza della storia patria un suo fiero
distintivo. Ad Anzio e Nettuno, dove il falso mito
della “liberazione” degli Americani persiste con
tutto il suo apparato propagandistico, lo studio
della RSI e le motivazioni ideali che spinsero il
fior fiore della gioventù italiana a immolarsi sui
campi di battaglia sono semplicemente tabù. I
giovani italiani preferirono combattere gli Alleati,
anziché aspettare, fazzoletto bianco in mano, la
loro venuta. Ed è per questo che il mio studio è
“sconvolgente”. Dimostra come i Nettuniani, ossia i
ragazzi di Anzio e Nettuno che fecero delle scelte
precise, optarono principalmente per combattere
sotto il Tricolore italiano, sotto le bandiere della
RSI. Nel bellissimo corto che è stato lanciato per
pubblicizzare il campionato del mondo di
baseball che si terrà, per l’appunto, a Nettuno
nel prossimo settembre, si vedono dei giocatori con
la maglia della squadra cittadina che sbarcano come
i soldati americani e combattono, con tanto di
mazze, sulle spiagge nettunesi contro ipotetici
“crucchi”. Ebbene, nella realtà, in quel 1944, gli
Italiani erano dall’altra parte della “barricata”, a
combattere al fianco dei soldati germanici. Altro
che sbarco in maglia di baseball. Ecco
perché questo libro è “sconvolgente” per il
cittadino medio. Tutte le sue certezze vengono
infrante dalla realtà storica dei fatti».
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Questo libro, comunque, ha un respiro ben più ampio
di quello della microstoria, non è vero?
«Effettivamente, credere che questo studio sia
una “storia locale” è un errore. Le vicende che
vengono raccontate riguardano tutto un “mondo umano”
che tra il 1943 e il 1945 si schierò sotto le
insegne repubblicane. Le vicissitudini dei ragazzi
di Anzio e Nettuno non sono altro che le
vicissitudini di quel “mondo”. Non a caso, Nettunia,
nel racconto, assume un ruolo marginale, visto che
gran parte dei fatti narrati si svolgono nell’Italia
settentrionale. Si parla della GNR di Brescia e
Imperia come della Divisione “San Marco”, dei
combattimenti avvenuti nelle Langhe, nel Torinese,
nel Vercellese, nell’Astigiano e nella Pianura
Pontina, per finire con l’eroica e sconosciuta
resistenza delle Camicie Nere dell’“Etna” contro le
soverchianti forze angloamericane negli ultimi
giorni dell’aprile 1945. Tutti fatti che mai sono
stati raccontati e che, per la prima volta, vengono
presentati al grande pubblico attraverso una
rigorosa ricostruzione storica».
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Quale è il contributo più importante di questo
studio?
«Per prima cosa si deve segnalare come le
vicissitudini riportate tendono ad evidenziare con
la massima precisione la fisionomia spirituale del
combattente della RSI. Oggi che è stata ripresa la
tematica del “male assoluto”, questo studio si
inserisce nelle polemiche mettendo a tacere i
detrattori della Repubblica Sociale Italiana. Le
cristalline figure dei combattenti della RSI escono
dalle pagine del libro splendenti in tutta la loro
purezza. Ecco che, allora, parlare di “male
assoluto” diventa una idiozia, prima che un falso
storico. Il contributo dato alla conoscenza della
RSI da questo studio è importante proprio per questo
fatto. Infine, non si può neanche ignorare che
I Legionari di Nettunia sono il frutto di una
collaborazione tra la Fondazione della RSI di
Terranuova Bracciolini e il Centro Studi Militari
della RSI di Latina. Questo libro ha messo in moto
una preziosa “intesa” – un vero e proprio “Asse” –
tra i due enti, che dimostra come lo studio della
Repubblica Sociale Italiana non può più essere
ostaggio delle falsi tesi degli antifascisti».
Lemmonio Boreo
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