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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

I mali dell'agricoltura setina

 

 

Oggi che tutti si interessano di agricoltura ci corre l’obbligo di rivendicare che “il sasso nello stagno” l’abbiamo lanciato noi.  La responsabilità che ci siamo assunta non  è stata di poco conto  e siamo altrettanto consapevoli che è  costume italico prendersela con chi rileva i danni piuttosto che con chi li provoca (per certi versi, in maniera strumentale, siamo stati descritti come chi non ha a cuore le sorti della nostra agricoltura). Abbiamo avuto invece, nell’interesse degli agricoltori, il risultato di riunirli e di rilevare come avevamo fatto in precedenza i mali che affliggono la nostra agricoltura.

Chi doveva rappresentarli non lo ha certo fatto nel migliore dei modi e che certa politica pur dicendo quello che loro volevano sentirsi dire non era stata in nessun modo consequenziale e li aveva abbandonati alla loro sorte, non prima di averli sfruttati  strumentalmente. Abbiamo letto che in una riunione tenutasi ultimamente una persona che noi stimiamo, non fosse altro perché riteniamo che le sue idee non sono molto lontane dalle nostre, come Danilo Calvani e i suoi colleghi, sia arrivato alle nostre stesse conclusioni. Ci farebbe ancora più piacere se avessimo raggiunto l’obiettivo di far individuare i veri responsabili dei mali della nostra agricoltura. Il costoso sistema di tassazione dei prodotti agricoli, il mancato intervento pubblico per il reperimento delle risorse atte al ,mantenimento delle aziende agricole, i criteri di assunzione della manodopera e il costo sproporzionato rispetto al guadagno possibile, la mancata programmazione di un più competitivo inserimento dei prodotti agricoli italiani in sede di mercato comune europeo, si sono aggiunti ai danni di un frazionamento indiscriminato dei fondi agricoli, cosa che  in altri paesi europei è stata sotto il controllo pubblico. Quando questo non è stato possibile è stato incoraggiato l’acquisto di materiali e macchinari attraverso fondi comunitari tesi a dare anche alle piccole proprietà i vantaggi dei grandi fondi. Se questo non è avvenuto è a causa di chi istituzionalmente preposto, non ha fatto nelle sedi opportune  l’interesse dei coltivatori e di chi al parlamento europeo ci è andato solo a scaldare il banco e a prendere stipendi stratosferici. A Calvani, ai nostri agricoltori e a chi vuole fare l’interesse di questa collettività  consigliamo di visitare qualche azienda agricola di altri paesi europei e se questo sarà possibile preferire simili viaggi a quelli che li portano  fra gli sfarzosi palazzi di Bruxelles.

 

3 febbraio 2007

Movimento Libero  Iniziativa Sociale