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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

Il vicolo cieco dell' immigrazione

Solo diritti. E i doveri? Un monumento al buonismo, sono queste le leggi italiche sull'immigrazione, summa dei diritti che non si vede l'ora di concedere, ma senza traccia dei doveri che dovremmo richiedere a chi arriva in Italia.

Hai un contratto di lavoro di sei mesi? Permesso di soggiorno per anni, da rinnovare quando scade ...

Sei rimasto disoccupato? Puoi stare tranquillamente in Italia usufruendo di tutti i diritti dei cittadini ...

Arrivi clandestinamente? Ti accoglieremo in un centro di accoglienza con tutti i confort certificati ...

Dopo pochi anni potrai decidere le sorti politiche delle nostre città votando e facendoti eleggere, anche se non te ne frega niente dell'interesse degli Italiani ...

Agli immigrati non chiediamo nulla, al massimo gli offriamo corsi di lingua italiana ...

Non ci siamo. Le leggi italiane sono concepite come un meccanismo di regolamentazione dei flussi di immigrati, riducendo il ruolo del governo a quello di agenzia di collocamento. Dimenticando che il ruolo del governo dovrebbe essere la definizione di un modello di convivenza sociale, individuando i valori fondamentali e le regole condivise degli Italiani che sostanziano l'identità nazionale, al cui interno tracciare il percorso di integrazione degli stranieri secondo il principio dei diritti e dei doveri da ottemperare obbligatoriamente.

La classe politica italiana deve capire che se vogliamo veramente fare il bene degli immigrati dobbiamo innanzitutto realizzare il bene degli Italiani.

La verità invece è che Destra e Sinistra sono finite nel vicolo cieco della faziosità partitica ( finalizzata a rinfacciarsi, vicendevolmente, i rispettivi fallimenti nelle politiche immigratorie dei diversi governi da esse presieduti ) e dal disinteresse per la collettività. E' arduo in Italia definire il quadro dei valori che sostanziano l'identità nazionale; arduo partire da noi stessi per costruire, perchè non sappiamo chi siamo, in cosa crediamo, quale tragurado dovremmo conseguire. Non siamo più una comunità di destino. Abbiamo azzerato il passato, relativizzato il presente e messo a repentaglio il futuro.

 

Sezze 1 Maggio 2008

Lanfranco Coluzzi