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L'ambiguità
con la quale questa legge riesce da una parte a salvaguardare le
posizioni di potere, e dall'altra a non rappresentare se non in
parte l'elettorato è palese.
In primis il
candidato Sindaco che non dovesse essere eletto Sindaco, se le
liste che lo sostengono raggiungono il quorum, automaticamente
viene eletto Consigliere, cosa questa che gli permette in caso
trattasi di personaggio di un certo "potere", di aggirare la
selezione popolare che ogni candidato Consigliere deve
sostenere.
Finisce
infatti, in quei territori dove il potere non sempre è palese e
cristallino, a favorire piccoli boss locali, che grazie a questa
perversione possono garantirsi un posto in Consiglio da usare
quasi sempre per scopi, non del tutto politico-amministrativi.
Da altresi la
possibilità ad ogni candidato Sindaco di potersi avvalere a suo
sostegno di un numero di candidati Consiglieri non ben definito
e comunque superiore a quei candidati che verrebbero eletti
qualora lui e le sue liste dovessero prendere la totalità dei
consensi. Cosa questa che in nessuna altra elezione è
consentita, in quanto privilegia favorisce e determina in
precedenza i poteri locali, mettendo a disposizione dei vari
potenti quanto più si ritiene di dover utilizzare.
Come dire, si
permette al candidato potente di potersi avvalere di una forza
illimitata e si viene meno al principio fondamentale che almeno
in partenza ogni candidato deve partire dalle stesse posizioni.
Infatti non
si capisce bene perchè ( ma lo si capisce benissimo),e quale è
il motivo che consente il sostegno di candidati consiglieri ,
superiore al numero massimo di quelli che possono essere eletti,
Se esistesse
questa possibilità in tutte le altre elezioni, probabilmente a
livello centrale non si riuscirebbe a tenere le consultazioni.
Invece il vero motivo che ha in se questa legge elettorale è
quello di frammentare il più possibile le varie realtà locali e
renderle da una parte ininfluenti se non rappresentate dal
potente di turno, e dall'altra dominio incontrastato di un
potere che invece istituzionalmente si dice di voler combattere.
Un candidato
Sindaco secondo noi, non può e non deve essere sostenuto da più
consiglieri di quanti ne debbano essere eletti, e qualora non
venga eletto Sindaco deve andare a casa.
Solo così
sarebbe garantita la rappresentatività e la selettività della
legge.
Sul piano
centrale invece quello delle elezioni politiche, si agisce e si
"pensa" in maniera diametralmente opposta, consentendo di fatto
la presenza in lista di candidati facenti capo al candidato
Premier, non superiore al numero di quelli che devono essere
eletti. Infatti a loro sostegno i candidati premier hanno delle
liste di numero uguale o inferiore a quanti ne devono essere
eletti per ogni collegio. Determinando così a livello nazionale
che ogni premier non può essere sostenuto da più candidati di
quanti ne vengono eletti.
Come se lo
spirito della legge fosse, in questo altro caso, teso a non
frammentare le varie realtà.
Come dire,
quando è "cosa nostra" restiamo uniti, invece quando questa è
degli altri ... scherziamo.
Ma non è
tutto, e non in tutto ancora è descritta, quella che potrebbe
essere definita "cosa nostra".
L'impedimento
di esprimere la preferenza ha di fatto bloccata la elezione dei
candidati e messo nelle mani di un numero di persone non
superiore alle dita di una mano, la composizione di un intero
parlamento.
Il risultato
di queste votazioni altro non sarà che la presa d'atto di quello
che è già stato stabilito e galoppini di partito, nel migliore
dei casi, saranno dai loro capi inviati a rappresentarci.
Scusate se è
poco.
15
Marzo 2008
lavocelibera.it - MOVIMENTO LIBERO DI INIZIATIVA SOCIALE
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