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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

No all’acqua privata, no alla Dondi: l’ acqua è un bene di tutti

Le recenti mobilitazioni contro l’acqua pubblica anche nella nostra provincia, riportano in primo piano la questione della Dondi a Sezze. Ben tredici anni fa una giunta PC-PSI, nella quale insieme ad esponenti storici della sinistra setina quali Titta Giorgi, Fausto De Angelis, Antonio De Santis, Enzo Eramo, figuravano Lidano Zarra ed i suoi compagni di partito (all’epoca PSI) Antonio Maurizi ed Enzo Ricci, affidò scriteriatamente, con un contratto trentennale, i servizi relativi ai cicli idrico-fognario ad una ditta di Rovigo, la “COSTRUZIONI DONDI SPA”.

I disastri causati da tale gestione e le salatissime bollette che tartassano gli utenti a fronte di disservizi continui sono sotto gli occhi di tutti. I sezzesi pagano perfino una depurazione che non viene effettuata.

Un dato soprattutto intendiamo sottolineare: le tariffe applicate a Sezze sono notevolmente superiori rispetto a quelle applicate da Acqualatina. Noi partiamo da un punto fermo: servizi relativi a bene essenziali come l’acqua, non possono essere oggetto di speculazioni private. Partiamo da un principio: non è tollerabile che una famiglia indigente, che si ritrova nella condizione di non poter pagare le bollette, possa subire in caso di inadempienza il taglio dell’acqua. Le politiche sconsiderate, dannose ed attente esclusivamente al tornaconto di pochi, messe in essere da certa destra personificata da rappresentanti quali Vincenzo Zaccheo, Armando Cusani, Claudio Fazzone, e a Sezze da Lidano Zarra, che non a caso dopo avere portato la Dondi da sinistra oggi si è riciclato nelle file del PDL, hanno condotto alla situazione attuale. La realtà è che a nessuno, tanto a destra quanto a sinistra, interessa qualcosa dei disservizi subiti dagli utenti e delle bollette pagate dai contribuenti. Noi intendiamo riaffermare il principio che l’acqua è un bene di tutti ed in forza di questo impegno continueremo le nostre battaglie.

Intanto, mentre i sezzesi pagano, la Dondi incassa e gli amministratori fanno gli struzzi.

Nel corso della precedente legislatura apprendemmo dall’ex sindaco Lidano Zarra che il comune di Sezze si stava indebitando per una somma di 2.250.000 euro al fine di realizzare un progetto per stralci per il potenziamento dell’impianto di depurazione di Casali. La questione è annosa. La Dondi, che gestisce da quindici anni il servizio, come verificato anche dalla Procura di Latina, ha utilizzato un sistema di by-pass che scavalcava sistematicamente l’impianto obsoleto ed inadeguato, causando grave danno ambientale. Per questo ed altro i vertici della ditta e quelli dell’ufficio tecnico comunale hanno problemi in Procura. Ci apparve strano e dannoso per i cittadini il passo fatto dal sindaco e dal dirigente del settore, interessato dall’azione della procura e curatore della progettazione.

Infatti la convenzione che lega Sezze alla Dondi è chiara: sulla base dell’articolo 16 parte terza, la spa si è impegnata ad effettuare a proprie spese gli interventi di ristrutturazione degli impianti depurativi. Ulteriori interventi sono previsti all’articolo 9 dell’atto aggiuntivo. Non solo! La legge Galli fissava un principio: la quota di tariffa riferita alla depurazione, laddove non viene effettuata, affluisce in un fondo vincolato destinato alla realizzazione degli impianti. Una sentenza della Cassazione ha superato tale principio: se non c’è depurazione non si paga! Gli amministratori di Sezze avrebbero dovuto spiegare perché, dopo che per anni i sezzesi hanno pagato profumatamente un servizio inesistente, dopo avere subito l’inquinamento ambientale, dovrebbero subire la beffa e l’ulteriore danno economico di un notevole indebitamento delle casse comunali per lavori che per contratto spettano alla Dondi. Sono quindici anni che inquinano, tra i silenzi di tutti gli amministratori, di tutti i colori, con un impianto mai adeguato che arriva a depurare appena il 5% dei residui. Eppure ha continuato a mettere in bolletta la voce “depurazione”! Che fine hanno fatto i milioni di euro che dovevano finire nel fondo vincolato? Perché nessuno ha fatto applicare la convenzione? Il depuratore va fatto, ma lo deve pagare la Dondi non i cittadini. E le notizie su quell’ impianto futuristico, da 4 milioni di euro da realizzare allo Scalo, non vanno a cozzare contro le centinaia di migliaia di euro del progetto Zarra-Carlesimo? Sono questi i metodi amministrativi che hanno fatto lievitare la pressione tributaria dei contribuenti di Sezze.

Se è vero, come è vero, che le responsabilità sono trasversali, ancora di più ne ha chi da sindaco come Zarra, nulla ha fatto. Ora di che cosa parla?

Sezze 23 Aprile 2008

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