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Un patto che bluffa con gli elettori, che nega la
democrazia dell'alternanza che pesa sulla competitività di
questa provincia. La destra non ha lo stimolo
dell'alternativa, la sinistra non deve competere per
vincere. Ma le classi dirigenti delle due parti hanno
garanzie di potere perpetuo “.
Frasi nostre? No. L’estensore dell'articolo che le
contiene è Lidano Grassucci , direttore de” Il Territorio”
ed il pezzo, del 24 Agosto 2006, è stato pubblicato sul
sito Parvapolis, con il titolo "La neodemocrazia è
bloccata dalla sinistra corporativa. Selezionano i mediocri
e non i migliori". Cosa è accaduto nel frattempo? Di
Resta è ancora consigliere regionale e Giorgi presidente
dell'ASTRAL , l'azienda che gestisce sul territorio
regionale la sicurezza stradale per conto della Regione
Lazio. “Il Territorio” però, si è riempito, e continua a
riempirsi, di paginate di pubblicità pagate dall’ASTRAL.
Contemporaneamente ha cambiato opinione su Giorgi,
diventandone difensore in occasione dell’esplosione del caso
Astral , da noi denunciato e ripreso dal quotidiano “Il
Tempo”. Paradossalmente, trovandosi sulla stessa linea di
“Latina Oggi”, il giornale di Ciarrapico, con il quale più
volte polemizza. Ognuno è libero di fare le proprie
considerazioni a tal proposito. Non si può però sorvolare
sul fatto che con tutto quello che succede sulle nostre
strade ( la Pontina resta la più pericolosa d’Italia) si
sprecano soldi in pubblicità piuttosto che intervenire con
investimenti sulla sicurezza. Aveva ragione,ieri,Grassucci,ma
la situazione oggi non è mutata: l'ASTRAL resta solo un
carrozzone e non serve alla sicurezza ma alla gestione del
potere e per mantenere fede a quel patto”che bluffa con gli
elettori,nega la democrazia dell’alternanza che pesa sulla
competitività di questa provincia”,parola di Grassucci. Ci
piace ricordare che anche Gasbarra,da presidente della
provincia di Roma, ne chiese lo scioglimento. Ma che cosa ne
poteva sapere Gasbarra di un certo modo di amministrare la
provincia di Latina che dura da almeno 15 anni? Chi doveva
dirglielo,Domenico Di Resta che assapora ogni giorno di più
i vantaggi di questo patto? Dal fronte opposto invece chi
doveva opporsi a questo,forse Vincenzo Zaccheo , sindaco di
Latina e da decenni "assopigliatutto” di AN? Chi doveva
dirlo a Fini, l'ultimo degli iscritti di AN,ormai accolita
di mendicanti con la ciotola in mano? Chi se non Fazzone
avrebbe dovuto far conoscere a Berlusconi che la provincia
di Latina vive questa drammatica situazione e che ad
amministrarla non è la politica ma la "consorteria”? Le
ultime vicende hanno fornito risposte anche a tal proposito.
Bisogna che qualcuno, senza fare come Grassucci, si assuma
questo ruolo. Noi faremo in modo che Berlusconi venga
periodicamente reso edotto di ciò che avviene in provincia
di Latina, allo scopo di poter dire domani ,se non si
muoverà, che è stato complice di una situazione che nulla
ha a che vedere con la ricerca del bene comune.
17 Settembre 2008
www.lavocelibera
Alleghiamo
l’articolo di Grassucci, così come scritto.
Lidano Grassucci
Latina. Qui Il Territorio. Lidano Grassucci: «La
neodemocrazia è bloccata dalla sinistra corporativa.
Selezionano i mediocri e non i migliori»
“A Sezze
romano i comunisti organizzarono gli scioperi alla rovescia
e il regista De Santis per raccontare la loro storia dovette
girare il film ospite dei compagni Jugoslavi”. E' un passo
dello speciale Tg 1 andato in onda lunedì scorso sulla
storia del Pci nel periodo dell'attentato a Togliatti.
Giuseppe De Santis raccontava quella storia e sullo schermo
passavano le immagini degli attori jugoslavi che
interpretavano i contadini senza terra di Sezze. Sui Lepini
i sindaci erano socialisti prima del ventennio, con la
libertà arrivarono i comunisti. Il regista De Santis era di
Fondi e a Fondi i contadini si ribellarono per le arance.
Chi dice che questa provincia è di destra offende la sua
storia, il primo sindaco di Latina libera è stato, Fernando
Bassoli, un repubblicano.
Oggi sui Lepini gli ex comunisti non esprimono neanche un
sindaco, a Fondi il centrodestra ha l'80% dei consensi.
A Latina tra gli anni '70 e '80 i socialisti riuscirono ad
esprimere una classe dirigente in grado di pensare ad una
città nuova e democratica: il Foro Portoghesi, il tentativo
di rendere il centro storico “normale”. Era il tempo di
Calvi, di Passamonti che continuavano il filone dei Granato,
dei Cinquanta.
L'idea di città dei socialisti “dialogava” con quella
democristiana di Corona. La sinistra stava dentro il
circuito della città, nelle circoscrizioni i socialisti
tenevano testa alla Dc sia nella versione innovativa di
Corona, sia alla versione piu' pragmatica di Redi.
In Italia prima Spadolini repubblicano, poi Craxi
socialista, andavano alla guida del governo con la Dc,
quindi non era astruso ipotizzare un futuro sindaco
socialista di Latina. Ma tangentopoli fece saltare tutti i
piani con un Pci “moralista” che, come l'Inter di ora, senza
Juve (Dc), senza il Milan (Psi), senza liberali (Lazio) e
repubblicani (Roma), non poteva non vincere tutti i
campionati futuri.
Ma la sua classe dirigente a Latina pecco' di presunzione,
di quella presunzione leninista di conoscere la storia che
ha regalato la città al centrodestra prima, poi tutta la
provincia.
Domenico Di Resta come sindaco e Marcello Ciccarelli come
suo guru ebbero l'onore, e l'onere di quelle scelte, come il
populismo di Giovanbattista Giorgi è corresponsabile, con la
guida di Fausto De Angelis, dello sflaldamento della “Sezze
rivoluzionaria” prima e di tutti i monti lepini poi.
Oggi la sinistra ha nel film di Latina il ruolo degli stunt
man nei film americani, con l'aggravante di aver associato
all'integralismo comunista, l'integralismo della sinistra Dc.
La sinistra a Latina è una sorta di tavola rotonda destinata
teoricamente a difendere la purezza di una rivoluzione che
non ci sarà mai, di fatto a dividersi un sottopotere
derivante o da rendite di posizioni corporative (Camera di
Commercio), o da consenso esterno (Regione Lazio e governo
nazionale), o dalla incapacità della destra di far
rispettare i pesi elettorali (Comunità montane e Asi). Con
l'appendice del governo delle corporazioni professionali:
avvocati, ingegneri, architetti.
Con una sorta di paradosso storico: la sinistra pontina
gestisce il sistema di consenso sociale ideato dal fascismo
(parastato, ordini, sindacati, dopolavoro)
Questa sinistra non ha bisogno della sua storia, infatti non
racconta mai degli scioperi alla rovescia, del suo
radicamento tra la nostra gente, non ha bisogno
dell'orgoglio e la sua classe dirigente seleziona i mediocri
e non i migliori.
Non ha bisogno neanche di una idea di città, come i
socialisti, perchè il governo del sottopotere prescinde
dallo sporcarsi le mani con le scelte. Alcuni consiglieri
della sinistra (Lazzaro e Visari) si sono spinti su questa
china fino a votare a favore del piano regolatore di
Finestra. Hanno accettato l'idea che la città fosse nata
negli anni '30 sul nulla e che intorno a “Littoria” non
c'era nulla.
Hanno negato la storia della sinistra. Quando Finestra
diventa sindaco nella sfida con Di Resta il primo apre alla
società civile, con la lista Gente Nuova, i secondi
difendono la “superiorità” intellettuale di chi sta sulla
groppa della storia.
I protagonisti del suicidio della sinistra oggi sono al
vertice del governo derivato della sinistra: Di Resta è
consigliere regionale, Ciccarelli è il presidente di fatto
della Camera di Commercio, Giorgi governa le strade del
Lazio. Il loro potere è inversamente proporzionale al
consenso. E a sinistra, fino ad ora, nessuno si è
interrogato sul nostro modello di neodemocrazia bloccata con
potere senza consenso: il centrodestra ha i voti è un
imperatore elettorale, ma che lascia alcune zone franche ai
vescovi-conti della sinistra. La convenzione è chiara: voi
non governerete mai i comuni, noi vi lasciamo
il sottogoverno derivato e corporativo per sempre.
Un patto che bluffa con gli elettori, che nega la democrazia
dell'alternanza che pesa sulla competitività di questa
provincia. La destra non ha lo stimolo dell'alternativa, la
sinistra non deve competere per vincere. Ma le classi
dirigenti delle due parti hanno garanzie con di potere
perpetuo.
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