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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

Polverini vs Bonino

Renata Polverini contro Emma Bonino. E' un duello al femminile quello che si prospetta alla presidenza della Regione Lazio. La grande novità, quella strombazzata ai quattro venti, consisterebbe meramente nel sesso di appartenenza delle due candidate. E' sufficiente questo per parlare di una politica rinnovata? Stando ai prodromi,  per noi, che avevamo pensato ad una faccia nuova e che la ex sindacalista UGL avrebbe potuto rappresentarla, sembrerebbe proprio di no. Tralasciamo di parlare della Bonino, professionista navigata della politica, che sulla scialuppa del Partito Radicale ha attraversato insieme al suo sodale Marco Pannella la prima e la seconda repubblica ed ora, con il suo buon fiuto, ha colto al volo l'ennesima possibilità di carriera: è una "vecchia" volpe, espressione di un modo di intendere la politica che ben conosciamo. La vera delusione, se non ci sarà una subitanea inversione di tendenza, appare paradossalmente proprio Renata Polverini, sulla quale si focalizzavano tante aspettative. Invece eccola lì, ostaggio, nemmeno tanto inconsapevole, di chi da anni tira i fili della politica nel Lazio.

Il senatore Claudio Fazzone? Non lo conosco. Probabilmente, checché ne dica il buon Vincenzo, non conoscerà nemmeno Zaccheo, il sindaco di Latina. Lei quindi si accinge ad affrontare la competizione elettorale senza sapere niente di Fondi e della sua piana, senza sapere niente delle vicende che hanno visto intrecciate nella provincia di Latina politica e malaffare. La realtà? Sono i soliti che impongono le scelte, sono i soliti a condizionarla, sono i soliti che cercano di utilizzare la sua "faccia pulita". Così, consegnando alle cronache la vicenda pontina, il Prefetto Bruno Frattasi, le polemiche con il ministro Maroni, lo scontro istituzionale, il partito condizionato dalle 'ndrine, procede pensando solo ai vantaggi elettorali che certi personaggi sembrano garantirle. La "donna forte" si sta rivelando particolarmente vulnerabile, già prigioniera come appare di una tela che è stata tessuta non sappiamo se a sua insaputa. Tutto questo quando la Regione, dopo i tanti fallimenti delle passate amministrazioni, da Badaloni a Marrazzo passando per Storace, avrebbe veramente bisogno di un presidente con le palle, libero dai condizionamenti ed assolutamente indipendente nelle scelte anche difficili che debbono essere fatte. Ma che non sia l'ennesima trovata, questa delle donne in politica?

15 Gennaio 2010

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