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Stipendi dei politici e
campagne elettorali
Quanto viene a costare uno scranno alla Pisana? Mediamente
parecchie decine di migliaia di euro, si arriva anche ad
"investirne" quattro-cinquecentomila. Perché? Intanto
soffermiamoci su quella che è la busta paga di un
consigliere della Regione Lazio. Lo stipendio è composto da
4 indennità: di carica, di diaria, di funzione e
chilometrica. L'indennità di carica, identica per tutti i
consiglieri, è di circa 9.400 euro mensili (9.362,91). La
diaria ammonta a circa 4.000 euro (4.003,11): anche questa è
identica per tutti ed è legata all'attività amministrativa.
Se queste indennità sono fisse, quella di funzione e quella
chilometrica possono variare. La prima è legata al ruolo.
Per i capigruppo è di 1.580 euro. Stessa cifra per i
presidenti di commissione, la metà per i vice presidenti. |
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Le commissioni sono in totale 19. Un presidente più due vice
per ogni commissione, fanno in totale 57 cariche. Sommandole
con gli attuali 20 capigruppo, siamo a 77 incarichi. Essendo
i consiglieri solo 70 se ne deduce che ci sono più poltrone
che persone per occuparle. Ad essi vanno aggiunti i
consiglieri con le deleghe assessorili, che sono una decina.
Questo sta a significare che l'indennità di funzione la
prendono tutti i consiglieri (1.580 euro oppure 790 per i
vice). L'indennità chilometrica è legata agli spostamenti
effettuati per raggiungere la sede di Via della Pisana e
spetta anche a chi abita a Roma (648 euro ). Il totale delle
competenze ammonta quindi a circa 15.600 euro al mese. Poi
c'è il vitalizio. Dopo 5 anni (una legislatura) la
trattenuta mensile dà diritto ad un vitalizio ( mensile)
pari a circa il 35% dello stipendio. Con due legislature
arriva al 60%. Con tre al 70%. L'età minima per vedersi
riconosciuto il vitalizio è di 55 anni. Dicevamo in apertura
che i candidati spendono per la campagna elettorale anche
centinaia di migliaia di euro. Si comincia a capire il
perché dai loro stipendi e vantaggi vari. Lo fanno violando
palesemente le norme che fissano il tetto al finanziamento.
La legge infatti ha fissato in 50.000 euro per ogni
candidato il limite di spesa. Ma basta guardare i muri delle
città per capire che questo tetto regolarmente viene
sfondato e che la campagna elettorale è quindi fuorilegge.
In essa gli interessati investono un importante patrimonio,
di molto superiore ai 50.000 euro fissati per legge. Una
cena elettorale viene a costare poco meno di un matrimonio.
Poniamo intorno ai 5.000 euro. Se se ne organizzano 20, ecco
che siamo già a 100.000 euro. Alle cene vanno aggiunte le
spese di stampa per i manifesti, i volantini, le brochures,
i fac-simili. Poi, al fine di essere eletti, occorre
reclutare manovalanza. Si agganciano i consiglieri
circoscrizionali, quelli comunali, quelli provinciali. Ma
soprattutto bisogna convincere gruppi, cordate, promettendo
favori. Le promesse, almeno alcune, occorre mantenerle. E
qui nasce il meccanismo del voto di scambio. Qui c'è il
rischio di infiltrazioni da parte della criminalità
organizzata. Tutto questo lascia capire quanto vi sia di
poco ideale nell'"impegno" di tanti personaggi e di come
parecchi vengano "comprati" da gruppi di pressione
economicamente forti e più o meno legali, dalle cui mani
finiranno per dipendere nella loro attività amministrativa.
E' questo il quadro generale di fronte al quale si trova il
cittadino. Vale veramente la pena andarli a votare?
4 marzo 2010
Movimento Libero Iniziativa
Sociale
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