L’appalto di Romeo
L’imprenditore attraverso i suoi agganci politici ( siano
essi assessori o parlamentari) influiva ed interferiva sia
nella fase deliberativa dell’appalto che in quella di
predisposizione del capitolato speciale di appalto che
sarebbe poi confluito nel bando di gara, allo scopo di
precostituire uno schema contrattuale che aderiva quasi
totalmente alle caratteristiche delle imprese da lui gestite
o allo stesso riconducibili e che, conoscendolo in anticipo,
gli consentiva di premunirsi di tutti gli elementi utili a
garantirsi l’aggiudicazione dell’appalto a scapito della
concorrenza.
Ottenuto il quadro della situazione, l’imprenditore intuisce
che deve intervenire su colui che più di ogni altro ha la
capacità non solo di interpretare l’operato dei consiglieri
di AN che hanno proposto degli emendamenti, ma anche di
intervenire su costoro per evitare che una seria opposizione
al progetto prenda piede.
Il Romeo si rivolge senza indugi sia a Italo Bocchino che ad
Amedeo Laboccetta, massimi esponenti locali di AN e
parlamentari. Dalla conversazione con Bocchino è possibile
apprezzare un atteggiamento alquanto imbarazzato di quest’ultimo
che, quasi mortificato per l’atteggiamento assunto dai
consiglieri della sua area, cerca di attribuire la paternità
degli emendamenti anche ad altri partiti, non solo ad AN,
per poi garantire il buon esito della vicenda.
Romeo e Bocchino al telefono - 27 marzo 2007
Romeo: “Hanno fatto un’ottantina di emendamenti, ma come
mai?”
Bocchino: “No, tutti hanno fatto un’ottantina di
emendamenti”.
Romeo: ” No, solo AN, perché gli altri sono usciti”.
Bocchino: “Comunque è stato rinviato il Consiglio, in modo
che ritirano gli emendamenti… avrebbero trovato un’intesa
per fare una sorta di comitato di sorveglianza sulla
procedura… giusto così per trovare una via d’uscita
politica, però è tutto a posto”.
Romeo: “Ah, non c’e’ nessuna volata a qualcuno?”
Bocchino: “No, no nessun problema”
Romeo: “Quindi possiamo entrare un po’ nel merito di queste
cose, di questi emendamenti?”
Bocchino: “Domani mattina ti chiamo e veniamo io e quel mio
amico che ti avevo detto a trovarti”.
Romeo: “Quindi noi con lui possiamo anche concordare
diciamo”.
Bocchino: “Certo, come no, certo”
Romeo e Laboccetta al telefono - 27 marzo 2007
Romeo: “Volevo sapere quelle chiacchierate se erano andate
bene perché oggi ho saputo che ci sono stati 80
emendamenti”.
Laboccetta: ” Guarda, la chiacchierata che ho fatto è andata
superbene. Anche quell’altro personaggio che mi dicevi tu…
secondo me è forma, non sostanza”
Romeo: “Magari domani ci prendiamo un caffè, così mi dai
qualche consiglio perché tu hai parlato anche con l’altro?”
Laboccetta: “Sì, domani ti racconto nei particolari, gli 80
emendamenti sono solo un fatto tecnico”
Il giorno dopo Laboccetta rassicura un apparentemente
prostrato Romeo che, per garantirsi con certezza il
risultato, continua a pressare i politici di riferimento,
onde evitare sorprese e intralci all’approvazione della
delibera.
Romeo e Bocchino al telefono - 6 aprile 2007
Bocchino: ” Volevo salutarti, è andato tutto bene, hai
visto? Ti avevo detto che insomma… la persona è seria nella
sua particolarità”.
Romeo: “si si”
Bocchino: “Quindi poi ormai… siamo una cosa..”
Romeo: “consolidata, un sodalizio”
Bocchino: “Una cosa solida, una fusione dei due gruppi,
quindi non avrebbe potuto fare altrimenti, comunque tutto
bene sono contento, un abbraccio amico mio”.
Commento
Fermo restando che siamo garantisti e quindi non amiamo le
condanne mediatiche prima di quelle processuali, resta il
fatto morale. E’ opportuno che un vicecapogruppo della
Camera del Pdl che intrattiene rapporti amicali e intercede
per favorire un imprenditore locale, vuoi anche solo per
amicizia, al fine di rassicurarlo circa un appalto e in ogni
caso per “ammorbidire” l’opposizione del gruppo consigliare
napoletano di AN che aveva presentato degli emendamenti,
mantenga ancora il suo ruolo?
Con quale credibilità Italo Bocchino rilascerà
dichiarazioni, a nome del Pdl, ai vari Tg, magari sulla
questione morale, essendo lui inquisito per fatto analogo?
Non sarebbe meglio che si fosse subito autosospeso dal
partito, in attesa del giudizio della magistratura?
E chi l’ha messo al quel posto di vertice non ha nulla da
dire al proposito?
Il fatto che nella vicenda siano coinvolti almeno altri 4
politici di area di sinistra ( targati Pd), non ci manleva
dal dovere di dare per primi l’esempio, gli altri non ci
devono interessare.
Questa è l’etica politica di una Destra seria e onesta.
Posso solo dire, a nome credo di tanti altri colleghi di una
destra che ci teneva all’onore e alla pulizia morale e che a
quei valori ha dedicato la propria esistenza, che se durante
l’espletamento del nostro mandato in un ente locale ( a me è
capitato di fare opposizione come capogruppo per 5 anni), un
qualsiasi onorevole si fosse permesso ( e non è mai
accaduto) di farmi pressione per “ammorbidire” la nostra
linea nei confronti di una Giunta di sinistra, avrei avuto
una sola reazione: quella di mandarlo a fare in culo, prima
di sputargli in faccia.
Se adesso a destra dobbiamo leggere intercettazioni di
questo genere, forse qualcuno dovrebbe vergognarsi di aver
portato il nostro mondo a questi risultati.
Al di là dei risvolti penali, viene prima l’etica politica e
la dignità di un mondo che merita altri esempi di vita.
Quando non c’era nulla da guadagnare, ma solo da rimetterci
( vita, amicizie, lavoro compresi) era bello anche essere
soli con la nostra passione politica… piuttosto che male
accompagnati da tanti interessati compagni di merende.
Non avevamo bisogno di protettori influenti per un semplice
motivo: allora come adesso non siamo mai stati in vendita.
A destra ( quella vera) ci si sta così.
19 Dicembre 2008
Destra
di popolo
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