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Non ne facciamo una
questione di polemica tra scuola pubblica e scuola privata.
Ognuno è libero di mandare i propri figli a studiare dove
crede, avendone la possibilità economica, fermo restando che
noi abbiamo studiato in una scuola pubblica e siamo
sopravvissuti lo stesso: forse non avevamo la puzza al naso
di tanti fighetti di oggi che da buoni figli di papà, si
fanno pagare scuola, sport, vacanze, guardaroba e sniffata
di coca.
E mai iscriveremmo un figlio a una scuola privata, la
pubblica sarà scassata, ma almeno è palestra di vita. E di
tutto un giovane oggi ha bisogno, salvo che di vivere
sottovetro, meglio sentire profumi ed olezzi, rumori e
grida, ricchezza ed emarginazione, un mix che gli permette
almeno di “crescere” come uomo o donna.
Che le scuole private sia appannaggio dei ceti medio-alti è
cosa risaputa, non a caso la maggioranza dei politici di
sinistra canta le lodi della scuola pubblica e anche in
questi giorni denuncia che dietro i progetti del Governo, ci
sia il tentativo di distruggerla, al fine di favorire la
scuola privata.
Peccato che poi, in privato, quegli stessi esponenti di
sinistra, quasi di nascosto, mandino i loro figli a studiare
in lussuosi ed esclusivi istituti privati, nella più
squallida incoerenza comportamentale e ideologica.
Come al solito a essere presi per i fondelli sono gli
studenti che pensano di avere dei validi riferimenti e che
si ritrovano a essere solo degli strumenti in mano a
incoerenti burattinai.
Si va da Veltroni, autore di investimenti immobiliari negli
States, che ha mandato la figlia a studiare negli Usa, a
Giovanna Melandri che manda la prole all’esclusivo Istituto
privato “San Giuseppe”, dall’esponente di Rifondazione
Franco Russo che ha iscritto il figlio alla “Roma
International School” a Bertinotti, i cui nipoti hanno
frequentato a suo tempo un prestigioso asilo romano. Scuola
privata catanese per le figlie di Anna Finocchiaro, mentre
Francesco Rutelli ha una figlia iscritta al liceo privato
Kennedy e l’altra alla prestigiosa San Giuseppe De Merode,
scuola con vista su Piazza di Spagna.
L’ex ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni,
mentre decantava i pregi della scuola pubblica, mandava però
il figlio al Liceo scientifico paritario di Viterbo, il
famoso “Cardinal Ragonesi”, diretto dai Fratelli Maristi,
una congregazione religiosa fondata due secoli fa in Francia
da san Marcellino Champagnat.
Una scuola con computer, sala informatica centrale,
laboratorio linguistico multimediale e altri attività
accessorie. Rette non propriamente popolari: 340 euro di
iscrizione, 900 euro trimestrali, circa 3.000 euro l’anno
più le spese didattiche.
Hanno scelto invece la scuola americana Ambrit di Roma,
altro istituto esclusivo, i figli di Nanni Moretti e Mario
Adinolfi, vecchi contestatori dell’americanismo che però
mandano i figli a studiare a “casa America”…
Il massimo lo si raggiunge poi con il difensore per
eccellenza della scuola pubblica, colui che sottolinea ogni
settimana in Tv il dramma della scuola in Italia e il
tentativo delle forze governative di favorire l’insegnamento
confessionale o privato che sia.
Parliamo del giornalista Michele Santoro che però la figlia
non la manda al liceo vicino a casa, ma all’esclusivo Liceo
Chateaubriand, in via di Villa Patrizi.
Si tratta di una école a ciclo completo, dalla materna alle
superiori, tre sedi in cui si parla esclusivamente in lingua
francese: 1.500 studenti selezionati, tra figli di
diplomatici, di politici, di membri della Fao e aristocrazia
romana.
Qui “fa rumore non esserci”, come nei salotti buoni della
capitale. Qua bisogna anche apparire, rispettare il
dress-code dei giovanotti bene.
Costo proletario: eurini 4.074 l’anno, più 1.000 eurini di
iscrizione, ogni settimana altri 914 eurini per la mezza
pensione per 5 giorni, ogni esame versamento di altri 286
euro.
Altro che le miserie della scuola pubblica, tanto decantata
ogni settimana in Tv, è qua la scuola che si ama… Salvo
andare poi a intervistare qualche ragazzo/a non finto, che
si arrabatta nella scuola pubblica e che ha giustamente di
che lamentarsi delle strutture scolastiche.
Qualcuno si indigna, urla che il ragazzo ha ragione, che è
una vergogna, che bisogna lottare per la scuola pubblica e
non finanziare quelle private…
Quello che fa costui in pratica, una volta smessi i panni
televisivi: decidete poi voi chi debba vergognarsi…
Pubbliche virtù e vizi privati… la coerenza e lo stile,
questi sconosciuti.
31 Ottobre 2008
Destra
di popolo
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