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Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti, scene di
guerriglia urbana, arresti e feriti tra i dimostranti e le le
forze dell’ordine: questo il bilancio del clima di tensione che
ancora questa mattina sta attraversando la cittadina di Rosario,
in Calabria, dopo una notte di fuoco.
Si è scatenata la rivolta di alcune centinaia di lavoratori
extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati, nella
indifferenza delle istituzioni, in condizioni disumane in una
vecchia fabbrica in disuso e in altre strutture abbandonate.
A far scoppiare la rivolta è stato il ferimento di due immigrati
da parte di alcuni giovani che li hanno presi a bersaglio con le
loro pistole, pare per divertimento, e che, ridendo, gridavano:
“Oggi non si lavora”.
Nessuno si è fermato per aiutare i due feriti ed è montata una
rabbia latente: “non siamo bestie, siamo qua per lavorare”.
La situazione è rapidamente uscita da ogni controllo e ci sono
stati scontri e atti di teppismo, mentre gli immigrati
chiedevano l’intervento delle autorità per assicurare loro
protezione contro le scorribande dei balordi.
Si è creata una forte tensione anche stamani tra gli immigrati e
i cittadini di Rosario che sono circa15.000, contro almeno 3.000
extracomunitari che vivono da diseredati, in condizioni igenico
sanitarie devastanti.
Solo ora il commissario prefettizio ha promesso container per
dormire e bagni chimici, per migliorare le condizioni di vita
dei lavoratori immigrati, invitandoli alla calma.
Maroni da Roma ha ripetuto la solita litania, frutto della
povertà di analisi culturale e sociale della Lega: “Troppa
tolleranza verso i clandestini”.
Non sa dire altro purtroppo il centrodestra, incapace di vedere
oltre il proprio naso.
In realtà le responsabilità di quanto accaduto sono dello Stato
e di chi lo rappresenta.
E vi spieghiamo perchè.
Questa massa di 3-4.000 lavoratori immigrati (qualcuno regolare,
molti clandestini) viene fatta spostare da una parte all’altra
del sud a seconda delle esigenze.
A novembre erano in Puglia a raccogliere le olive, in primavera
saranno in Campania a spezzarsi la schiena coi pomodori, oggi
sono in Calabria a raccogliere aranci e mandarini.
Sono ghanesi, ivoriani, sudanesi, senegalesi, da anni in Italia,
dove cercano di sopravvivere e di mangiare.
Sapete quanto li pagano? Venti euro al giorno, di cui cinque
trattenuti dai caporali della malavita che li fanno lavorare per
14 ore al giorno.
Vengono trasportati da un campo all’altro come degli animali in
branco, i caporali all’alba li caricano sui furgoncini come
delle bestie e si trattengono a fine giornata i 5 euro del pizzo
dei disperati.
Li fanno dormire in fabbriche abbandonate, i più fortunati
trovano un capannone. Questa è civiltà italiana che poi emette
sentenza su di loro, questo è il controllo dello Stato su una
speculazione che va avanti dal 1992: sono 18 anni che esiste
questo ignobile mercato della malavita e lo Stato se ne è
fottuto, altro che le stronzate che oggi ci dicono.
Che interessi si sono voluti tutelare, facendo finta di nullla e
permettendo di speculare sul lavoro di questi esseri umani?
Che collusioni ci sono, dato i controlli non esistono?
Come fa a passare inosservato un fenomeno che è evidente a
chiunque?
Che ha fatto Maroni in due anni per avere diritto a sputare ora
sentenze?
La verità è che esistono territori non soggetti alle leggi dello
Stato e dato che il Centrodestra ha governato per 5 degli ultimi
sette anni, non faccia finta di cadere dalle nuvole.
Destra e sinistra sono equamente responsabili di non aver
ristabilito la legge e la tutela dei lavoratori anche nella
piana calabrese.
Mettendo i cittadini di Rosarno contro gli immigrati, poveri
contro disperati, mentre la mafia lucra.
Cosa aspetta Maroni a far un giro dei campi e a denunciare
centinaia di imprenditori agricoli collusi che fanno lavorare in
nero i propri dipendenti? Forse che il lavoro nero è diventato
legittimo in Italia?
Allora Maroni e Alfano muovano il culo, si comprino delle scarpe
adatte e vadano a controllare, invece che sputare sentenze o
pensare al processo breve.
Non esiste legittimo impedimento a ristabilire la legge laddove
viene violata.
E neanche a restituire dignità a degli esseri umani che vengono
fatti vivere come delle bestie nell’Italia del duemila.
9 Gennaio 2010
Destra
di popolo
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