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Quatti quatti, tutti d’accordo, senza distinzione tra destra
e sinistra, domani il Senato si prepara a votare, come
emendamento al processo breve, una norma che diventerà un
colpo di spugna per tanti processi in appello, dinanzi alla
Corte dei Conti, per danni erariali causati da sindaci,
assessori e pubblici dipendenti. La norma è stata già
definita “Lodo Valentino”, dal nome del senatore del Pdl,
nonchè avvocato, che è relatore dell’emendamento sulla
“ragionevole durata del processo contabile”.
Una norma che estende la filosofia del processo breve, oltre
che ai reati penali, anche a tutti i procedimenti per
responsabilità erariale promossi dalle varie procure dela
Corte dei Conti.
D’ora innanzi in pratica, vi sarà una durata massima di tre
anni in primo grado dal deposito dell’atto di citazione,
ridotto a due anni se il processo ipotizza un danno erariale
inferiore a 300.000 euro e altri due anni per l’appello.
La norma prevede che, nella fase transitoria, sia
applicabile anche ai giudizi in corso, basta che siano
trascorsi cinque anni dall’avvio dell’azione.
Cosa vuol dire in pratica?
Che la maggior parte dei processi svolti dalla Corte dei
Conti per danno erariale nei confronti di amministratori
pubblici e pubblici dipendenti, non avendo certo chiuso la
fasa di appello nei tempo ora fissati, sono a rischio
estinzione.
A causa delle complesse procedure attuali, per imbastire un
processo di appello, con la notifica dei ricorsi ai soggetti
coinvolti, molti procedimenti si ingolfano proprio nella
fase di appello.
Secondo i dati ufficiali 2009, erano pendenti in appello
1.738 giudizi al 1 gennaio 2008: nell’anno in corso ne sono
pervenuti altri 977, mentre ne sono stati definiti 673.
Risultano pertanto 2.042 i giudizi di responsabilità e
sarebbero non meno di 1.000 quelli che rischiano di saltare.
A beneficiarne sarebbero amministratori di tutti gli
schieramenti.
Vediamo i casi più noti.
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, condannata in primo
grado per una spesa eccessiva per le consulenze.
Il presidente della Campania, Antonio Bassolino, condannato
nel 2007 per aver istituito, senza averne titolo, un call
center per informazioni di natura ambientale “sprecando
ingenti risorse pubbliche e sottraendole all’emergenza
rifiuti”.
Il danno è stato calcolato in 3 milioni e duecentomila euro.
Abbiamo anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe
Scopellitti, l’ex presidente della Regione Sicilia, Totò
Cuffaro, e quello attuale, Raffaele Lombardo, entrambi
condannati in primo grado per danno erariale per aver
ecceduto nelle assunzioni in ufficio stampa.
E ancora il vicepresidente della Provincia di Modena,
Maurizio Maletti (Pd), per un viaggio in Costarica, l’ex
sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai (Pd),
chiamato a rifondere una consulenza di 120.000 euro a
Maurizio Costanzo.
E altre centinaia di amministratori locali, condannati in
primo grado per aver sperperato e mal utilizzato denaro dei
contribuenti.
Un colpo di spugna in Italia non si nega a nessuno: questa
diventa subito una esigenza bipartisan, chissà come mai…
Destra di Popolo
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