Sarà anche che in Italia c’è crisi degli
alloggi, ma nella destra politica italiana
di esponenti che cambiano di continuo casa (
e non certo popolare) ne possiamo annoverare
parecchi.
Considerando le difficoltà nel trovarne una
adeguata alle proprie esigenze ed
aspirazioni ( non parliamo della canna
fumaria), la macchinosità che comporta pur
sempre un trasloco con relativi stracci che
volano, i tempi di ambientamento nel nuovo
sito e il riordino di almeno bagno e cucina,
ci si aspetterebbe che lascino trascorrere
almeno cinque anni prima di metabolizzare
l’esperienza e ripartire a guardare gli
annunci su nuovi immobili in vendita.
Invece in questo caso è bastato non
ritornare in Parlamento e tanti sono entrati
in “crisi di astinenza” dalla poltrona.
Parliamo dell’esperienza de “la Destra”,
nata un anno fa su imput di Berlusconi che
aveva indotto Storace a uscire da An, nel
momento in cui erano tesi i rapporti tra
Silvio e Gianfranco.
Un’operazione che avrebbe indebolito
Fini e creato una Destra “fiduciaria” del
Premier, ponendo fine alla politica ondivaga
del presidente di An.
Storace allora va avanti nel suo progetto,
qualcuno gli arruola anche la Santanchè di
supporto mediatico, ma Fini ritorna come il
figliol prodigo sui suoi passi e
l’operazione salta.
A Storace e alla Daniela viene garantita la
rielezione e un minimo numero di
parlamentari, avrebbero volentieri
accettato, diciamo la verità, se non fosse
insorta quella base eterogenea che nel
frattempo si era aggregata al nuovo partito.
Una base di ex missini, tanti, in buona
fede, che vedevano la possibilità di aprire
una fase nuova per la Destra italiana,
liberandosi da anni di mortificazione
politica in An.
Altri più interessati a qualche poltrona
futura.
A questo punto Francesco e la Daniela sono
costretti dalla base a non accettare
l’elemosina di Silvio ( ma il mandante è
Fini) e si buttano in una campagna
elettorale che in fondo li premia con un
2,4% che non è affatto poco. Sarebbe
un’ottima base iniziale se si volesse fare
un discorso serio di “destra critica”,
un’opposizione leale e obiettiva di quanto
il governo di Centrodestra promette a parole
e poi nei fatti non fa.
Una destra sociale e popolare che sappia
incalzare, da destra moderna, un Governo
ricattato dagli egoismi leghisti e spesso
inconcludente sui temi della crisi economica
e delle garanzie sociali.
Il partito di Storace qua invece si perde
per strada, proprio per la mancanza di una
linea politica chiara, spesso
personalizzando troppo i conflitti ( vedi
polemica eterna con Alemanno), altre volte
attardandosi su posizioni nostalgiche fini a
se stesse, tipiche di chi è di estrazione
almirantiana, altre volte facendo capire che
nel PdL si entrerebbe volentieri a seconda
delle garanzie personali che si ricevono.
Si fa in fondo il gioco di Fini: invece che
incalzarlo sui contenuti e sui fatti, sui
comportamenti e sui programmi, ci si fa
ghettizzare in un ruolo che fa comodo agli
avversari, quello dei “nostalgici” che “non
hanno capito i tempi”…
Ci vorrebbe poco, se si avessero le idee
chiare, per “smarcarsi” da questa trappola,
basterebbe ritornare a fare politica vera
sul territorio e avere pazienza un paio di
anni… I sondaggi di oggi faranno presto a
diventare diversi tra 12 mesi e una forza
del 2,4% che sapesse scegliere gli uomini
giusti sul territorio in tante città
diventerebbe determinante nei rapporti tra
centrodestra e centrosinistra.
Era il momento di un lavoro sottotraccia, di
avere un colpo d’ali sovrapponendosi ai temi
del centrodestra in modo soft, di far capire
chi ha davvero le “idee chiare”,
costringendo gli altri sulla difensiva.
Una strada che la Destra non ha avuto la
capacità di tracciare, per la perenne crisi
di astinenza da poltrone che ha colpito come
un virus il suo vertice.
La Santanchè, dopo le elezioni, poco ci
mancava che andasse scalza a Canossa per
riallacciare un rapporto con i portatori
delle palle di velluto… Sarà ora premiata
con posto al Parlamento europeo,
dimenticando in pochi mesi tutto quello che
aveva detto in campagna elettorale sul PdL.
In pratica ritorna orizzontale, in verticale
non ci si poteva sedere e si stava scomodi,
prendiamone atto.
Storace accetta un incarico al Comune di
Roma e tiene in piedi una baracca cavalcando
ora l’estremismo, ora la conciliazione, ora
la base che scalcia, ora i dirigenti che
fremono.
Cerca di vivere di rendita ( grazie
all’assist del neo-antifascista Fini) e
spera di monetizzare a breve, per poi
ritornare a trattare alla trasmissione di
Arcore “Ok il prezzo è giusto” ed ottenere
una dignitosa collocazione in seconda fila.
La classe dirigente periferica attende, la
Santanchè in realtà rappresenta solo se
stessa ( e tutela solo sé stessa), se un
posticino si riuscirà a ottenere meglio
trattarlo da soli o sfruttando una piccola
percentuale nazionale.
Ovviamente ci sono in mezzo i tanti
militanti in buona fede e gli 800mila
elettori che ci hanno creduto… ma a questi
non pensa mai nessuno.
Chi crede in una destra sociale, popolare e
nazionale che in Italia potrebbe raccogliere
larghi consensi è perennemente orfana… Il
dramma è poi che negli orfanotrofi la sera
accendono la Tv e devono sentire pure
esternare Bocchino… mala tempora currunt.