E’ rimasto famoso per i
suoi “non ci sto”. No al fascismo, dopo aver
giurato nel 1943 fedeltà alla Repubblica
Sociale Italiana. No al comunismo, salvo poi
stringere alleanze coi suoi eredi.
Finito il settennato di presidente della
Repubblica, diventa presidente del comitato
“Salviamo la Costituzione” che si
salverebbe, per carità, anche senza di lui,
ma l’importante è che lui ci sia.
Nella veste di salvatore della Patria in
pericolo, si è presentato ieri in Piazza
Santi Apostoli, a Roma, alla manifestazione
indetta dal Pd, ad arringare la folla che
vede un golpe dietro l’angolo.
E’ lui un massimo esperto delle fratture tra
fede e vita.
Nell’aprile del 1978, quando la statua della
Madonna di Fatima sosta al santuario romano
del Divino Amore, Scalfaro, allora deputato
Dc e presidente del movimento mariano Armata
Azzurra si rivolge a Maria Vergine, davanti
ai pellegrini in processione, con queste
parole: “Insegnaci a dire di sì. E’ tutto
qui il segreto dei credenti, la forza della
fede”.
Ma la strada della politica non insegna la
coerenza ai principi.
Non essendo un angelo, Scalfaro disobbedisce
alla Chiesa cattolica, quando nel 2005 vota
da cattolico al referendum della legge sulla
fecondazione assistita, ma nello stesso
tempo dice no ai vescovi italiani che
suggerivano la strategia vincente
dell’astensione.
Imboccata la china della disobbedienza
progressista, ritroviamo Oscar Luigi nella
contraddittoria veste di presidente onorario
del’apostolato mondiale di Fatima e
contestualmente mentre dichiara a
“Repubblica” di sostenere il disegno di
legge Bindi-Pollastrini per il
riconoscimento delle coppie di fatto.
Ormai sale in cattedra e detta l’indirizzo
pure della Chiesa che “pur nella fermezza
dei suoi principi, non deve compiere
interventi che pongano a un bivio obbligato
i parlamantari cattolici perché
distruggerebbe la presenza degli stessi in
Parlamento”.
In pratica “il pontefice Oscar Primo”
stabilisce l’esenzione per i parlamentari
cattolici dal dover seguire l’insegnamento
della Chiesa.Un bonus da giocarsi ogni tanto
che consenta loro di schierarsi tra le file
dei progressisti e degli atei.
Sempre sulla base dei valori non
negoziabili, si ritorna a quel 23 settembre
1945, quando sei fascisti di Novara vengono
assassinati in esecuzione di una sentenza
del tribunale partigiano di cui fa parte
Scalfaro.
Che però prima li condanna a morte e poi si
consulta a lungo con un prete che lo solleva
dagli scrupoli.
E Oscar ricorda che ” Prima della
fucilazione, li ho abbracciati ad uno ad uno
e ho fatto la comunione sul loro camion”.
Bontà sua.
Aveva salvato così la sua coscienza
cattolica, dopo aver impartito sei condanne
a morte, incompatibili con la dottrina
cristiana.
Anche in quella occasione era riuscito a
barcamenarsi tra il si e il no, dicendo
forte “Io ci sto”.
Ora è tornato per insegnare alla Chiesa come
deve comportarsi e cosa deve dire e fare.
Salendo sul palco ad arringare la folla di
coloro che fino a ieri lo spernacchiavano
per la sua scelta cattolica. Ma stavolta ha
detto “Io ci sto”, forse anche perché non si
tratta di gestione dei fondi neri del Sisde,
ma solo della condanna a morte per eutanasia
di Eluana.