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La contraddizione è evidente: nell’autunno di due anni fa
gli imprenditori e gli artigiani del Nord est scesero in
piazza per protestare contro il governo Prodi e le tasse di
Visco. In quei cortei c’erano tanti politici del
centrodestra, alcuni dei quali oggi sono al Governo.
Se non fosse per dare loro un’ultima chance, la base avrebbe
già deciso una manifestazione antigovernativa, esasperata
dall’aggravarsi della situazione economica internazionale,
ma anche dall’immobilismo del governo amico. Il famoso Nord
est produttivo che ha superato gli anni della svalutazione e
della delocalizzazione, ormai pensava che i peggiori difetti
della globalizzazione fossero passati.
Invece il crollo del sistema finanziario mondiale taglia le
gambe anche al “modello veneto”, già provato dall’impennata
del costo delle materie prime e del cambio sfavorevole del
dollaro.
Un insieme di tante piccole e medie imprese che messe
insieme formano la locomotiva produttiva italiana.
La disoccupazione è un incubo che si allarga: nella sola
provincia di Treviso, dove c’e’ una partita Iva ogni 8
abitanti, da gennaio ad agosto le assunzioni a tempo
indeterminato sono calate del 30%, mentre parallelamente è
cresciuta la cassa integrazione ( + 29,3% quella ordinaria,
+ 22% quella straordinaria).
Boccheggiano i distretti manifatturieri, dalle scarpe al
tessile, dalla meccanica al legno, dagli occhiali
all’oreficeria…
La Electrolux di Susegana ha lasciato a casa 380 persone, il
maglificio Monti di Maserada parla di 250 esuberi, la
Aprilia di Scorzé ( gruppo Piaggio di Colaninno) ha 350
persone in cassa integrazione.
Si sente dire “lo Stato paga i debiti di Alitalia” ma non
pensa a noi”.
L’ esasperazione prende ancora una volta la forma della
ribellione fiscale contro gli studi di settore, cioè i
parametri per calcolare le tasse da pagare in base al
reddito presunto.
Si stanno raccogliendo firme per bloccare l’applicazione
degli studi di settore nel 2008 e nel 2009, al fine poi di
ridiscutere la materia.
Gli artigiani di Mestre sottolineano che il governo pensa a
intervenire sugli acconti Irpef, sull’imponibile Irap, sui
termini di pagamento dell’Iva, ma occorre ben altro, ovvero
congelare gli studi di settore di Visco, insostenibili in un
periodo di recessione.
Per non parlare dell’insofferenza localistico-economica
derivante dal fatto che sono stati concessi sconti-benzina
per le aree di confine con la Svizzera e non a quelle con
l’Austria.
La Lega che fino a qualche mese fa cavalcava proteste ben
più immotivate di questa, scendendo in piazza ad ogni
occasione, oggi precisa che “non è il momento della
protesta, ma di rimboccarci le maniche”.
Ma l’asse Tremonti-Lega pare perdere colpi e le imprese
dovranno accontentarsi anch’esse di qualche briciola.
Roma ora che non è più ladrona, da quando governa la Lega
vietato parlarne male, è diventata parsimoniosa forse,
certamente coraggiosa nelle scelte a sostegno di imprese e
famiglie mai. Come
sempre il popolo veneto se la dovrà cavare da solo, in
attesa di un federalismo che non gli auguriamo.
Si sono già fatti abbastanza del male, senza dover pagare
altre nuove tasse.
25 Novembre 2008
Destra di Popolo
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