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Dondi spa e comunisti
trinariciuti
Certi metodi non si dimenticano proprio. Alla fine, in un
modo o nell'altro tornano a riemergere. E' così per l'anima
comunista che ancora muove il PD di Sezze. Non per nulla,
questo paese della provincia di Latina era considerato la
Stalingrado dei Monti Lepini. Un pò come Sesto San Giovanni
lo è per quella di Milano, insomma. Lo dimostra in pieno il
"caso Dondi", la spa di Rovigo cui, nel 1993, comunisti e
socialisti locali, PCI-PDS e PSI insieme, consegnarono
l'acquedotto comunale per la gestione dei servizi relativi
ai cicli idrico-fognario. Sezze, al grido di "compagni
avanti il gran partito", divenne comune pilota in Italia
nella privatizzazione delle acque. Chi si schierò contro? La
destra sociale, popolare, solidale. Questa è storia, che
appartiene alle cronache degli ultimi 20 anni di vita di
una città dove i seguaci del sol dell'avvenire hanno
spadroneggiato, facendo il bello e soprattutto il cattivo
tempo. |
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E' stato così anche in questo particolare settore, quello
rappresentato dalle risorse idriche. Per anni gestito in
maniera fallimentare a fini politici e sempre per fini
politici consegnato armi e bagagli ad una società alla quale
è stato consentito tutto, dagli aumenti arbitrari delle
tariffe, al più che inefficiente servizio di depurazione,
dal mancato rifacimento della rete idrica, all'inosservanza
sistematica degli obblighi contrattuali. Per arrivare ai
pasticci di un ufficio tecnico comunale, che ha tenuto
rapporti con la Spa poco chiari, chiamato anche a
risponderne in sedi giudiziarie. Gli amministratori setini
hanno tollerato di tutto e di più, solidarizzando con la
Dondi piuttosto che con gli utenti tartassati e vittime dei
disservizi. Vittime di un disservizio che ancora oggi
determina la perdita di oltre il 60% della acque immesse in
una rete colabrodo. I soli a contestare ed a controbattere
puntualmente tale cattiva gestione sono stati, ancora una
volta, i rappresentanti della destra sociale. Sono fatti
documentati e documentabili: per chi volesse farlo siamo
pronti ad un confronto ed a un dibattito pubblico. Abbiamo
presentato ricorsi, denunce; abbiamo promosso campagne di
informazione; raccolto firme, presentato petizioni popolari;
addirittura una richiesta di referendum consultivo, secondo
le modalità previste dallo Statuto comunale. Richiesta
respinta dal democraticissimo comunista Giovan Battista
Giorgi, detto Titta, ex presidente Astral, in qualità,
all'epoca, di presidente del consiglio comunale. Siamo stati
gli unici, come Movimento libero Iniziativa sociale, in
occasione delle ultime amministrative, a presentare nel
programma come punto fondamentale la rescissione del
contratto con la Dondi, la fuoriuscita dalla gestione
privata e la riconsegna del patrimonio costituito
dall'acquedotto nelle mani del popolo, ben sapendo che una
oculata gestione delle acque, di cui Sezze è ricchissima,
condurrebbe non solo ad una rimodulazione delle tariffe, ma
ad introiti per le casse comunali. Un percorso che ci ha
condotto naturalmente ad appoggiare il referendum, a
raccogliere le firme e ad aderire al Comitato di difesa
dell'acqua pubblica, la cui battaglia non è stata sostenuta
localmente dai partiti rappresentati nell'aula consiliare di
Palazzo De Magistris, PD compreso. Salvo poi, solo a
risultato referendario acquisito, attribuirsene i meriti. E'
storia di questi anni e di questi ultimi mesi.
Le cronache di questi ultimi giorni, invece, hanno riportato
a galla quell'anima trinariciuta dei comunisti locali. Da
comune pilota della privatizzazione delle acque, stando alle
pagine del quotidiano Latina Oggi, che ha ripreso le
dichiarazioni del segretario del PD setino Salvatore La
Penna, Sezze si sarebbe trasformato, all'insaputa degli
ignari cittadini, in comune pilota contro la
privatizzazione. In ben due pagine dedicate all'argomento,
in perfetto stile sovietico, il 3 ottobre, è stata portata a
termine una operazione di assoluta disinformazione. Dalle
dichiarazioni dell'esponente "democratico", non solo
riportate acriticamente, ma rafforzate tramite le opinioni
dell'articolista ed i titoli, con richiami in prima, viene
disegnata una situazione che non ha alcun riscontro con la
realtà.
Partendo dal voto di una delibera consiliare che non conduce
alla fine della gestione Dondi, la cui concessione è
trentennale (sono passati "solo" 18 anni dal suo inizio) e
che si sta utilizzando demagogicamente soprattutto in vista
delle prossime elezioni comunali, si tenta di stravolgere i
fatti e la verità. Come se il sindaco Andrea Campoli e la
sua parte politica fossero dei marziani, capitati per caso a
Sezze solo ora. Quanto avvenuto dal 1993 ad oggi non gli
apparterrebbe. Magari i veri responsabili del disastro
locale della gestione privata delle acque sono coloro che
l'hanno sempre avversata. Verrebbe da ridere, se non ci
fosse da piangere. Ma Salvatore La Penna ed Andrea Campoli
ci credono veramente a quello che dicono? Sappiamo che non è
così: restano socialcomunisti, è pura "disinformatia".
Siamo a Sezze, ancora Stalingrado.
Sezze 4 Ottobre 2011
Movimento Libero Iniziativa
Sociale
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