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Dondi, tra Pilato e
Pinocchio
Dondi, diciamo le cose come stanno. Tra tutti coloro che
oggi ne parlano, quasi sempre a sproposito, ben pochi hanno
la coscienza a posto. A Sezze è stata la destra sociale,
popolare, solidale, a mettere in discussione prima la scelta
di affidare a privati la gestione dei servizi relativi al
ciclo idrico-fognario, quindi a denunciarne puntualmente,
cioè in tempo reale, gli abusi ed i disservizi. Sono stati
invece socialisti e comunisti, alcuni dei quali tuttora
presenti tra i banchi del consiglio, a consegnare il
patrimonio costituito dall'acquedotto comunale nelle mani
della Spa di Rovigo, con un contratto trentennale. Contratto
mai fatto rispettare e trasformato in un capestro per gli
utenti, tramite un atto aggiuntivo, pagato all'epoca qualche
centinaio di milioni di lire ad un legale di area. |
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Nel 1993 eravamo da soli a contestare l'operazione, da soli
abbiamo sostenuto l'impegno contro la concessionaria ed il
concedente connivente, scontrandoci contro il muro di gomma
di una classe politica coesa nel difendere gli interessi
della Dondi, dimentica di quelli dei cittadini. Ne
avversammo gli arbitrari aumenti tariffari, avallati dalla
politica locale; chiedemmo un referendum consultivo, che ci
fu negato dall'allora presidente del consiglio Titta Giorgi;
inoltrammo ricorsi alle autorità ministeriali competenti,
puntualmente intralciati dai soliti noti. E' tutto
documentato e documentabile. Oggi, dopo 18 anni di disagi,
bollette stratosferiche, depuratori non funzionanti, perdite
nell'ordine di oltre il 60 % dell'acqua immessa in rete,
abusi nei confronti dei cittadini, arriva un voto del
consiglio comunale, sponsor il sindaco Andrea Campoli, che
appare come un prendere le distanze da un enorme problema
arrecato alla città di Sezze dalla classe politica che lui
stesso rappresenta e da un percorso di cui il primo
cittadino è parte corresponsabile. Troppo facile lavarsene
le mani in questo modo, tra l'altro lasciando tutto nel
vago. Perché una cosa è certa: alla Dondi restano per
contratto altri 12 anni. Come uscirne fuori? Magari con
qualche azione legale aleatoria, del tipo di quelle
sostenute finora e regolarmente perse, esponendo le casse
comunali al dissesto finanziario? E' in grado il sindaco di
delucidarci, almeno orientativamente, sulla data" storica"
della ritirata della Dondi da Sezze? La risposta la diamo
noi: non è in grado di fornirla, perché l'ostentazione di
questo voto rasenta la presa in giro.
Piuttosto, entriamo nel concreto: perché l'amministrazione
non si attiva per centrare obiettivi raggiungibili? Ci
riferiamo innanzitutto alle notevoli somme che, anche per
sentenza, debbono essere restituite agli utenti-
contribuenti per i servizi non forniti riferiti alla
depurazione ed alla fognatura. Stiamo parlando di cose
concrete, di cui il primo cittadino non si è mai
interessato. A Campoli ricordiamo, poi, che dal 21 luglio è
in vigore il risultato del referendum sull'acqua, cui
localmente non hanno minimamente contribuito le forze
presenti in consiglio comunale. Questo sta a significare che
dalle tariffe idriche va tolta la "remunerazione del
capitale investito", pari ad un 7 % di guadagno sicuro per i
gestori a prescindere dalla qualità del loro operato e della
gestione. Perché non andare a verificare, infine, quegli
aumenti tariffari arbitrari, che da 15 anni spremono i
cittadini?
Queste sono questioni reali, qui si dimostrerebbe la volontà
di affrontare la questione Dondi. Il resto è fuffa, dato
anche il periodo altamente sospetto della presa di
posizione, con le elezioni amministrative alle porte.
Sezze, 3 Ottobre 2011
Movimento Libero Iniziativa
Sociale
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