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Niente di
che, solo una commedia delle parti. D'altronde, soltanto
pochi mesi fa, il sindaco alleanzino di Latina, Vincenzo
Zaccheo, dopo anni di reducismo, non svelò l'arcano di un
papà partigiano, del quale in precedenza si sapeva soltanto
che ha rivestito la divisa dell'Arma? A lui, combattente nel
territorio fra Sermoneta e Norma (in pratica la zona del
Vallone di Bassiano) non ha fatto dedicare una caserma ad
Aprilia? Siamo però testimoni personali di serate trascorse
insieme, quando era segratario provinciale dell'MSI, non
certo esaltando la figura del partigiano. Altri tempi?
Abbiamo letto le dichiarazioni di Stefano Galetto e di
Giuseppe Mochi, due personaggi " in carriera" sempre ben
attenti a seguire gli ordini del padrone. Ben sapendo che
non sono in buona fede, possiamo con sicurezza affermare che
"qualcuno" gli ha imposto di recitare la parte. Sono anni
che amministrano il capoluogo senza alcun rispetto per il
patrimonio architettonico e territoriale regalato alla
nostra terra da Benito Mussolini. Cosa che la dice ben lunga
sulle loro "idee".
A questo
punto rivolgiamo a Vincenzo Zaccheo una semplice domanda: ma
che c'azzecca con la tua città il " Museo della RSI ", di
cui si è parlato in queste ultime settimane? Nella città da
te amministrata (si fa per dire), sempre meno Littoria e
sempre più "Latrina", non ci starebbe meglio un museo
dedicato ai "gloriosi" partigiani, magari dedicato a tuo
fratello Carlo Alberto "coordinatore di area" ?
Siccome in
tutta questa pantomima non c'è niente di serio, riteniamo
che l'unico modo di parlarne sia questo.
In tutta
questa vicenda, giustamente, non poteva mancare la voce
forte e chiara del bersagliere, professore, segretario
provinciale, consigliere comunale, consigliere provinciale,
consigliere regionale, sindaco, nonchè senatore della
Repubblica e cavaliere ( nel senso che va a cavallo), Ajmone
Finestra. Giustamente, perchè anche in rappresentanza dei
reduci della RSI (tirata fuori solo quando conviene), doveva
farsi sentire. Forte della sua esperienza equestre, lui che
con il piede in una staffa ha sempre accolto Fini, quando
era sindaco, da grande politico, con l'altro piede, quello
del reduce, prende le distanze da lui. Come è suo solito
fare, lui che non ha tessere, sta con due piedi in una
staffa.
In
conclusione, accantonando l'ironia, il nostro pensiero va ai
tanti giovani che negli anni 70 / 80 sono stati massacrati
nel nome dell'antifascismo, mandati a morte da squallidi
personaggi che si stanno dimostrando senza scrupoli.
15 Settembre 2008
Movimento Libero Iniziativa
Sociale -
www.lavocelibera
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