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Giù le mani da Paolo
Borsellino
In quest'ultimo periodo si fa un gran parlare, quasi sempre
a sproposito, di Paolo Borsellino. Lo diciamo subito: non ci
fa piacere vedere sbandierare il suo nome, al fine di
strumentalizzarlo, in presunte "battaglie antimafia" della
sinistra in genere e dell'Italia dei Valori in particolare.
Non è bello, e probabilmente neanche lui ne sarebbe
compiaciuto, vedere impugnata dai rappresentanti delle
sinistre quell'agenda rossa, andata persa dopo l'attentato
mortale. Ma tant'è: coloro che oggi molto indegnamente
pretendono di rappresentare la Destra, sono riusciti anche
in questo, cioè lasciare a chi certamente non rappresenta i
valori di riferimento di Paolo Borsellino la pretesa di
poter sventolare la bandiera della lotta alla Mafia. |
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Ci preme rammentare a tutti coloro che dimostrano di avere
memoria molto corta, quelli che sono stati i trascorsi del
magistrato. Borsellino si iscrisse al FUAN, organizzazione
dei giovani universitari del MSI, nel 1959. Di questa
organizzazione divenne anche componente dell'esecutivo
provinciale di Palermo e come rappresentante studentesco fu
eletto nella lista del FUAN "Fanalino". Lui, che era
cresciuto in una famiglia di destra, aveva chiaramente preso
posizione. Si trattò di una passione politica e civile che
si rispecchiò nella sua attività professionale, fino al
sacrificio estremo. Un altro dato è importante sottolineare.
Nel Giugno del 1992, come ha recentemente ricordato l'ex
presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ma come in
tanti hanno tentato di far dimenticare, Paolo Borsellino
ottenne 52 voti nella elezione alla Presidenza della
Repubblica: si trattava dei voti del MSI, che ne aveva
presentato la candidatura. La sua attività era in quel
periodo ben nota, ben noto era il suo impegno contro la
Mafia. Eppure non si andò oltre quei 52 voti missini.
Qualche giorno dopo sarebbe stato assassinato.
Evidentemente, come sottolineato anche da Cossiga, si
trattava di una figura che dava fastidio a tanti, anche a
livello istituzionale. Oggi quelle parti politiche che non
lo votarono, scendono in piazza trincerandosi dietro il suo
nome. Il primo ad urlare è Antonio Di Pietro, il quale
accusa: "Parlamento mafioso". Se lo dice lui che è
parlamentare! Ma la rivista di Paolo Flores D'Arcais
"Micromega", pur vicina all'Italia dei Valori, passa ai
raggi X il partito dipietrista con una inchiesta. Lo
descrive come un movimento in cui a livello locale si
trovano faccendieri, ex DC in cerca di nuova fama, dirigenti
dal passato non limpido. Si legge su Micromega che dopo i
commissariamenti regionali i congressi sono fermi e che il
partito è fatto di politicanti dalla fedina incerta.
Politici dallo scarso curriculum ma di gran disinvoltura.
Micromega, nell'inchiesta, indica dirigenti locali con
trascorsi giudiziari, dirigenti che hanno ricevuto
provvedimenti antimafia nel sud, un IdV pieno di faccendieri
soprattutto in regioni come la Campania e la Basilicata. Si
tratta di critiche che provengono dalla stessa area del
partito e che vanno quindi meditate. E' credibile un impegno
contro la criminalità lasciato nelle mani di costoro?
Purtroppo è quello che sta succedendo, come si può
verificare soprattutto in provincia di Latina per il caso
Fondi. Prescindendo da quella che sarà la conclusione di
tale questione, una cosa ci preme sottolineare: se si è data
la possibilità ad esponenti di queste aree politiche di
impugnare la bandiera dell'antimafia, se si è lasciato
strumentalizzare anche il nome di Paolo Borsellino dalle
sinistre, è perché una Destra vera, una Destra con
riferimenti ideali forti e valori come quelli di cui si
faceva testimonianza vivente Borsellino, oggi in Italia non
esiste. Tantomeno a Latina.
30 Settembre 2009
Movimento Libero Iniziativa
Sociale
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