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Ospedale di Sezze
"tagliato"
Nel piano di ristrutturazione regionale della rete
ospedaliera, nell'ambito del commissariamento della sanità,
l'ospedale di Sezze, insieme a quelli di Priverno, Gaeta e
Minturno, diventa "presidio di prossimità". Il decreto di
ristrutturazione firmato dal presidente della regione Piero
Marrazzo, sancisce, praticamente, che questi nosocomi
rappresantano un peso dal punto di vista finanziario in
rapposto alle funzioni che svolgono. Cosa significherà
questo? Che un ospedale come quello setino, il quale negli
scorsi decenni ha ingoiato miliardi su miliardi diventando
esclusivamente un meccanismo finalizzato a creare consensi
elettorali, non avrà più posti letto, ma "servizi di primo
intervento" e qualche ambulatorio. |
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Le decine
di miliardi di vecchie lire spese in una struttura in
perenne divenire saranno serviti, quindi, solo per patologie
non gravi e per assistere pazienti con qualche ferita,
qualche ustione, qualche piaga e per prescrivere farmaci o
esami. Si tratta di una decisione che riguarda strutture
sotto i 90 posti letto. Un "traguardo"che a Sezze è stato
raggiunto scientificamente, svendendone i servizi ed
eliminando quelli come ostetricia-ginecologia e chirurgia,
che ne avevano fatto uno dei più frequentati. Una volta
"riconvertito", dovrebbe andare a rimpinguare con il proprio
personale il Goretti di Latina.
Se non
siamo allo smantellamento, come vogliamo chiamarlo? I
prodromi di tale disastro hanno radici antiche. Sono decenni
che la nostra parte politica va denunciando la disastrosa
gestione locale ospedaliera. Quando chiedevamo conto delle
decine di miliardi di lire investiti in una "nuova ala",
sempre ben lungi dall'essere portata a termine e che
comunque non si capiva bene come dovesse essere utilizzata,
venivamo tacciati di sfascismo e di allarmismo, tanto da
trovarci sempre soli in difesa di una sanità che doveva
essere finalizzata alla tutela della salute della gente,
piuttosto che alla costruzione di fortune elettorali e non
solo. Il colpo definitivo all'ospedale di Sezze fu portato,
durante la presidenza Badaloni, dall'allora consigliere
regionale Giovan Battista Giorgi e dai sindacati di
sinistra. Oggi il San Carlo viene smantellato mentre Giorgi
fa il presidente dell'ASTRAL. Contemporaneamente diverse
figure mediche e paramendiche dello stesso, nonchè
dipendenti ASL, grazie ai posti ricoperti siedono nel
consiglio comunale setino. Qualcuno di loro ha anche
ricoperto il ruolo di sindaco. Cosa che la dice lunga su
come e quanto si siano interessati delle rispettive carriere
politiche, piuttosto che delle sorti della città, a
cominciare dall'ospedale.
Tanto per
sollevare una sola questione, ricordiamo che la struttura di
Via S. Bartolomeo ospita delle nuovissime sale chirurgiche,
all'avanguardia, ed una mensa che potrebbe soddisfare il
fabbisogno di tutta la provincia di Latina. Servizi mai
utilizzati. Nessuno renderà conto di questi sprechi? Nessuno
sarà chiamato a rispondere dei miliardi di lire investiti in
una struttura destinata a finire così miseramente? Quello
che è evidente è un dato: la crescita delle fortune
elettorali di noti personaggi della politica setina è stata
inversamente proporzionale a quelle dell'Ospedale San Carlo.
Ed i
cittadini di Sezze? Non solo non hanno saputo difendere
questa realtà territoriale, ma addirittura hanno dato voti
ai partiti e consensi elettorali alle persone che questo
disastro hanno determinato. Stando così le cose, la sola
cosa che ci auguriamo è che questi figuri vengano finalmente
allontanati da quello che resta dell'ospedale e messi in
condizione di non nuocere ulteriormente.
8 Settembre 2008
Movimento Libero Iniziativa
Sociale -
www.lavocelibera
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