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E queste precisazioni
le faccio come uomo e come medico, prima ancora che come
cristiano, poiché le leggi in uno Stato laico non sono né
cattoliche né cristiane: sono leggi, che possono recepire
l'orientamento di fede dei cittadini, ma non dipendono da
questa.
1) Richiesta di pietoso silenzio: il silenzio non può calare
ora, dopo che proprio la famiglia Englaro, al fine di
acquisire consensi alla sua tesi, ha per anni coinvolto
l'opinione pubblica, i mass-media e le autorità (sanitarie,
politiche, magistratura, ecc.) proprio al fine di rendere
"pubblico" il caso di Eluana, che io "scoprii" una decina di
anni fa in occasione di un dibattito - di fatto a senso
unico - organizzato da una ASL toscana con gli Englaro.
2) È del tutto legittimo non con dividere decisione della
Magistratura, perché è politica e non giuridica (si ricordi
che quella della Corte di Appello di Milano non è una
sentenza, ma solo un decreto).
3) Come medico legale posso affermare che stupisce non poco
che i magistrati milanesi possano aver emesso un decreto di
questa portata senza far sottoporre la Englaro a perizia
medico-legale, ma solo basandosi su certificazione di parte,
ovvero prodotta solo dalla famiglia. Normalmente decisioni
in merito alla salute delle persone (ad esempio in casi di
compatibilità o meno tra salute e regime di detenzione)
vengono prese dopo perizia medico-legale disposta
dall'Ufficio.
4) Il Ministro Maurizio Sacconi, come la On. Eugenia
Roccella, non hanno ricattato nessuno: si limitano a
ribadire quali sono i compiti del Ministero della Salute.
5) Come uomo, mi pongo anche io degli interrogativi quando
vengono date "certe risposte etiche", e non da ora, ma ormai
da 35 anni (iniziai a dubitare della giustezza etica, e del
comportamento e della incoerenza di tante persone che si
dichiarano cattoliche), quando furono promulgate leggi che
non rispettano l'uomo, prima fra tutte quella relativa
all'aborto.
6) Eluana Englaro non è in agonia: come si può leggere su
qualunque vocabolario, il termine "agonia" ha altro
significato: è la condizione di lenta ed inesorabile
diminuzione delle forze vitali che precede la morte; una
"agonia" di 17 anni è di per sé una contraddizione! Se si
attribuiscono nuovi significati alle parole esistenti, si
torna alla babele (non mancano recenti esempi eclatanti).
Inoltre la condizione di Eluana non è "dolorosa" per lei,
poiché non ha sofferenze fisiche, non abbisognando di alcun
farmaco che abbatta il dolore e che invece, per paradosso,
le verrebbe somministrato al momento in cui dovesse essere
costretta alla morte per inanizione e disidratazione,
proprio per evitarle sofferenze fisiche (si pensi
all'ipocrisia di umettare le mucose, perché altrimenti si
screpolerebbero!). E se vuole attribuire il termine
"dolorosa" alla sofferenza della psiche per la sua
condizione, vorrebbe dire che la donna percepisce la sua
condizione, ovvero che è consapevole! Senza dubbio la sua
condizione è dolorosa per molti, anche se non sembra lo sia
per tutti: certamente lo è per chi chiede che possa
continuare a vivere.
7) Eluana non è sottoposta ad alcun accanimento, il quale,
per essere tale, necessiterebbe di terapie mediche che,
invece, non vengono eseguite semplicemente perché non ne ha
bisogno (non va dimenticato che quando, pochi mesi fa, ebbe
una grave emorragia che la portò, questa sì, vicina alla
morte, a causa della ripresa del ciclo ovario (segno di
inizio di regolarizzazione della sue funzioni fisiologiche?)
non fu attuata nessuna terapia, né medica, né farmacologica,
né trasfusionale (e da quella emergenza si riprese
spontaneamente con una incredibile rapidità).
8) È invece vero che non vi è niente di terapeutico, poiché
non sono "terapeutiche" le pratiche igieniche che le vengono
praticate, né lo sono le passeggiate, in carrozzina, che le
fanno fare le persone che la accudiscono.
9) L'alimentazione che viene somministrata ad Eluana non è
né artificiale - poiché viene nutrita per bocca, con cibi
fluidi e calibrati, tramite un sondino naso-gastrico che
viene frequentemente rimosso (credo dopo ogni pasto) e non
tramite stomia addomino-gastrica "PEG" - né forzata: se
vogliamo dare il giusto significato alle parole, per evitare
la babele di cui sopra, l'alimentazione è semplicemente
"assistita".
10) Si legge sulla stampa che Eluana "ha espresso i suoi
desideri ... in piena lucidità", ma questo non corrisponde
certo al concetto di "consenso informato" che, in forza
all'art. 32 della Costituzione, è alla base di ogni
trattamento sanitario, sia accettato che rifiutato. Come
medico legale dedico, in tutti i corsi in cui insegno, più
ore di lezione per spiegare il significato del consenso
informato, e ciò non come cristiano, ma solo ed
esclusivamente come docente universitario, medico
specializzato in medicina legale. Il consenso informato è
qualche cosa di diverso rispetto al desiderio espresso in
piena lucidità perché richiede una ben diversa informazione,
e, soprattutto, un coinvolgimento personale che non può
basarsi sull'aver saputo (od anche visto? le notizie della
stampa non mi sembrano essere state esaustive in proposito)
della compromissione neurologica di un amico che, credo,
fosse in stato di "coma", e non in condizione di stato
vegetativo persistente.
11) Negli ultimi tempi è stato sempre più adottato il
termine di stato vegetativo permanente, devo ricordare che
questa definizione è errata, poiché, in medicina, è
permanente ciò di cui si sa non possa più guarire (ovvero
irreversibile), mentre la condizione delle persone come
Eluana è stato vegetativo persistente: non è una differenza
da poco, se si riflette bene. Di fatto, continuare ad
utilizzare l'aggettivo permanente significa rifarsi a
letteratura scientifica ormai obsoleta che è ritenuta da
molti antiscientifica e che, non solo in questo caso, può
svelare un certo pregiudizio ideologico. Anche in questo
caso, la babele del mass-media ha le sue responsabilità.
12) Ovviamente la drammaticità del caso Englaro, e delle
altre centinaia e centinaia che sono presenti in Italia, non
si esaurisce qui. Quello che dovremmo cercare di fare, anzi
"battagliare" (nel senso più pacifico del termine), è di
promuovere una sempre maggiore accoglienza verso questi
fratelli (o meglio, cittadini, per evitare di essere
negativamente etichettati come cristiani) che versano in
condizioni così difficili. È ovvio che ciò ha un costo, e
sembra che alcuni (o tanti, ma non certamente tutti) portino
avanti questa "battaglia" per far morire di inanizione l'Englaro
per scopi tutt'altro di etica, ma più semplicemente per
scopi di bilancio. Ma se, per motivi economici, diventa "eticamente
accettabile" sopprimere un invalido come Eluana, fra non
molto potrebbe essere "eticamente accettabile" sopprimere
anche chi ha minori invalidità, ma comunque non produce più
per la società, e, chissà, si potrebbe forse arrivare, con
sollievo per i bilanci della Sanità, a fare anche qualche
pensierino sui tanti pensionati non più produttivi che,
seriamente ammalati, sono abbisognevoli di costanti, costose
e lunghe terapie. E questa non è una stupida o riprovevole
ironia: fatta la strada, questa procede, con gli anni, ma
procede: se ne può essere certi. Lo insegnano le precedenti
esperienze: nella storia e ai nostri giorni (vedi la
costante eliminazione nel grembo delle madri dei bambini
Down e talassemici, che "costano" alla società somme
ingenti).
13) Le preghiere, come ci insegna il Vangelo, possono anche
essere pubbliche, specie quando "pubblico" è l'oggetto della
preghiera e, comunque, scrivere che sono "strombazzate" è
un'offesa al concetto di preghiera cristiana.
* Docente di Medicina Legale al dipartimento di Neuroscienze
dell'Università di Pisa
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