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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

Referendum: non cambiamo le carte in tavola

Quella sull'acqua è stata una grande vittoria dei comitati civici e quindi dei cittadini. Si tratta di un dato chiaro ed inequivocabile, anche perchè i SI hanno attraversato trasversalmente tutte le forze politiche, non solo parlamentari. Appaiono solo strumentali e patetici i tentativi, da parte di alcuni boss di partito, a cominciare da Bersani, di impadronirsi di una affermazione che non è la loro. Il Corsera, in un articolo, ha evidenziato come la battaglia per l'acqua bene comune sia stata particolarmente sentita in provincia di Latina ed a tal proposito ha ricordato l'impegno del comitato di Aprilia, a partire dal 2004. Movimento Libero Iniziativa Sociale, che ha aderito ai Comitati per l'acqua pubblica, ritiene giusto anche ricordare come già a partire dai primi anni '90, sempre in provincia di Latina, un impegno forte contro chi voleva privatizzare l'acqua vi è stato a Sezze.

Comune pilota in tutta Italia per la privatizzazione del settore, governato da sempre dai socialcomunisti, nel 1993 affidò, sciaguratamente, alla Costruzioni Dondi Spa di Rovigo la gestione del ciclo idrico-fognario ed il patrimonio rappresentato dal locale acquedotto. A condurre la battaglia per l'acqua bene comune, in questa città, è stata storicamente la destra sociale. Da una parte la sinistra che privatizzava, dall'altra la destra che era contro la privatizzazione. Una battaglia che è proseguita nel corso degli anni dentro e fuori il Consiglio Comunale, con denunce, esposti, petizioni popolari, richieste locali di referendum consultivi, sempre negati dalla sinistra, contestazioni delle tariffe applicate dal privato con la connivenza delle amministrazioni, azioni di informazione contro la pessima gestione delle acque e dei reflui. Un impegno costante che ci ha condotti naturalmente a dare il nostro contributo nella raccolta delle firme per i referendum e nella campagna referendaria. Appare quindi del tutto fuori luogo, a Sezze, sulla scia di quanto ha fatto Bersani a livello nazionale, il tentativo di impadronirsi di una vittoria che non appartiene al PD, se non altro perché non ha minimamente partecipato localmente alla battaglia. Di che cosa dovrebbero gioire quelli del PD, quando storicamente sono stati i socialcomunisti a consegnare nelle mani della Dondi il servizio idrico per ben trenta anni? Di quale risultato referendario si dovrebbero compiacere coloro che, come Titta Giorgi o Enzo Eramo, all'epoca votarono la delibera consiliare che aprì le porte di Sezze alla Spa di Rovigo? Si tratta di esponenti di punta del PD locale, ancora in servizio permanente effettivo, il primo come presidente Astral e consigliere comunale, l'altro come consigliere provinciale di Latina. D'altronde nell'aula consiliare setina continuano ad occupare poltrone altri esponenti politici che si sono macchiati di quel misfatto, di cui continuiamo a pagare le conseguenze anche in termini economici, oltre che in disservizi: chi li pagherà gli 11 milioni di euro che il Comune deve alla Dondi, a seguito di un lodo arbitrale discutibile, se non i cittadini? Certamente non l'attuale assessore Antonio Maurizi, all'epoca dell'affidamento primo cittadino, come non li pagherà Lidano Zarra, attualmente nel centrodestra, all'epoca assessore socialista.

Se uno scossone è arrivato, a seguito del voto referendario, si è fatto sentire nei confronti di tutti i partiti. In particolare a Sezze.

15 Giugno 2011

Movimento Libero  Iniziativa Sociale - lavocelibera.it