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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso
Regione Lazio, Ben Ali non è lontano
Se il livello di corruzione è indicatore per svelare la mancanza di libertà in uno Stato, non può stupire quanto riferisce il procuratore generale della magistratura contabile Mario Ristuccia nella sua relazione in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario 2011. La corruzione e le frodi sono "patologie" che "continuano ad affliggere la pubblica amministrazione", un fenomeno che riguarda soprattutto aiuti e contributi nazionali e dell'Ue. "I dati al riguardo non consentono ottimismi", spiega il procuratore al sito di Repubblica, la situazione di "cattiva amministrazione continua a caratterizzare in negativo l'immagine complessiva dell'apparato amministrativo". Inoltre, prosegue Ristuccia, una "diminuzione delle denunce potrebbe dare conto di una certa assuefazione al fenomeno verso una vera e propria cultura della corruzione".
A questo punto, dopo i già esaustivi articoli scritti per Notizie Radicali in merito al continuo franare della Regione Lazio verso lidi africani prerivoluzionari, con questo aggiornamento mi accingo ad aggiungere un altro paio di tasselli noti e meno noti al puzzle che spero possano ulteriormente chiarire quanto siano vicine quelle sponde.
Essere garantisti è un connotato che ha sempre distinto i radicali forse proprio perché non hanno mai avuto bisogno di invocare quelle garanzie per loro stessi, ma esortare alla prudenza può essere a sua volta un modo per essere garantisti. E qui è bene ricordare una vicenda che ha coinvolto il Consiglio Regionale nelle prime settimane della sua attività: l’ affaire Del Balzo. Ma chi è questo Consigliere della Regione Lazio e come esercita quello che è stato coniato “Metodo Del Balzo”? Leggiamo quanto riportato dal sito telefree: “Medico della Asl e forzista della prima ora, Del Balzo non è nuovo a guai giudiziari. Dal suo feudo di Minturno tramandato da padre (già presidente della provincia di Latina) e dal nonno (prima podestà fascista poi sindaco Dc del paese), è sempre stato, comunque, un fedelissimo del potente senatore fondano Claudio Fazzone. E già in passato messo nel mirino, a torto o a ragione, da varie inchieste della magistratura, come la "Damasco Uno" per la quale il prefetto di Latina Frattasi chiese vanamente lo scioglimento del Comune di Fondi. In quel fascicolo un capitolo era dedicato proprio a lui e al cosiddetto "metodo Del Balzo", un ben oliato sistema clientelare e di raccomandazioni nel settore pubblico. Al ras fondano, Romolo deve voti e carriera, per ultimo anche il suo seggio alla Pisana come primo dei non eletti consegnato grazie all'opzione esercitata dal senatore rimasto a Palazzo Madama.”
Cosa sarebbe questo “metodo Del Balzo”, che emergerebbe dalle inchieste della Procura Distrettuale Antimafia di Roma sul caso Fondi già nel 2008, è riportato dalla stampa locale: raccomandazioni, collaborazioni, una vasta rete clientelare finalizzata a favorire gli amici e gli amici degli amici. Tutto questo chiaramente è da provare, e per quello che ci riguarda Del Balzo è innocente fino a sentenza passata in giudicato, se il PDL decide di candidare in lista Del Balzo e farlo eleggere consigliere regionale assolutamente nessun problema, ma conoscendo quanto già stava emergendo a livello di indagini, perché si decide di farlo eleggere Presidente della Commissione Lavori pubblici e politica della Casa? Risultato: ad ottobre scatta la custodia cautelare nell'ambito di un’inchiesta della Procura di Latina sugli appalti per la raccolta dei rifiuti a Minturno (Latina). L'accusa per le persone arrestate è associazione a delinquere finalizzata alla frode in appalto pubblico ed alla truffa. Dal sito del Corriere della Sera:” Bufera in Consiglio regionale sul caso di Romolo Del Balzo, esponente del Pdl arrestato a ottobre nell'ambito di un'inchiesta sul riciclaggio di rifiuti nel Basso Lazio e poi passato a una misura cautelare più «morbida»: l'obbligo di firma. Il provvedimento, poi pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26 gennaio scorso, è stato notificato al presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, sempre del Pdl, che però non lo ha mai reso effettivo né tantomeno comunicato all'aula. Insomma, Del Balzo è dunque rimasto al proprio posto, nonostante la sospensione decisa dal premier”. Tutto questo non deve farci scordare che da ottobre e per lunghi mesi la Commissione Lavori pubblici e politica della Casa è rimasta paralizzata.
Ritorniamo al procuratore generale Mario Ristuccia che nella sua relazione parla di un fenomeno che riguarda soprattutto aiuti e contributi nazionali e dell'Ue. E qui parte quella c.d. “scheggia impazzita” che sono i radicali della Regione Lazio in quel di Sezze, in provincia di Latina, che sembra essere un centro tanto piccolo quanto crocevia di vari interessi. Veniamo ai fatti così come ne siamo venuti a conoscenza dal Movimento libero di iniziativa sociale, un movimento locale politicamente ben connotato a destra, ma fuori dagli schieramenti, che ha trovato in questa battaglia agli sprechi ed alla pessima amministrazione locale facile sponda nei radicali presenti nel Consiglio Regionale del Lazio. La vicenda parte da lontano, nel dopoguerra, quando fu costruito ad opera del famoso architetto Marcello Piacentini il Teatro Italiano a Sezze, comunemente denominato Anfiteatro, perfettamente inserito nel contesto urbanistico della piccola città, e che si decide di distruggere nel 2005 per far posto ad una moderna struttura in cemento dall’impatto ambientale e visivo devastante che al momento ci è costata circa 2 milioni di euro. L’opera viene finanziata attraverso il Docup, lo strumento con il quale si accede ai meccanismi che permettono di erogare i cofinanziamenti di UE, Stato e Regioni come è scritto nel sito Docup-Lazio: “per…la tutela ambientale e dei beni storico-archeologico-artistici”, e quindi non per la loro distruzione. E’ curioso che il Docup possa essere utilizzato solo in quelle aree considerate obiettivo in quanto zone svantaggiate, ecco dunque svelata l’importanza di fare opere, anche inutili se non dannose, in queste zone strategiche. La nuova opera avrebbe dovuto vedere la luce nel lontano giugno 2006, mentre risulta che ad oggi l’opera non sia stata terminata, i lavori sono tutt’ora fermi, e quella che doveva essere la casa della cultura è diventato un ecomostro a cielo aperto. Grazie ad una interrogazione dei consiglieri radicali alla Regione si scatena una sorta di scaricabarile sulle responsabilità, ma c’è di più. Grazie all’interrogazione presentata in Consiglio regionale dai radicali ed al lavoro svolto dal Movimento libero di iniziativa sociale, si scopre dai giornali locali che il Consiglio comunale di Sezze per completare l’opera avrebbe richiesto un ulteriore contributo alla Regione Lazio di 540 mila euro, somma che non è stata concessa per fortuna, con il paradosso che si comincia a parlare di “ripristino dello stato dei luoghi”. Una domanda ci assillerà fino a quando l’amministrazione non risponderà all’interrogazione radicale: ma è vero che nel 2005, prima che iniziassero i lavori, c’era un progetto di restauro della struttura originale, presentato dall’APT (Agenzia per il turismo) al Comune di Sezze ed alla Regione Lazio che prevedeva il totale recupero tramite una vera e propria ristrutturazione della monumentale opera del Piacentini con soli 350.000 euro?Le elezioni regionali del Lazio nel 2010 hanno visto la vittoria per poche migliaia di voti di Renata Polverini e del centro destra, grazie soprattutto al voto racimolato nelle provincie di Latina e Frosinone.
di Diego Sabatinelli su Notizie Radicali