BASSIANO, IL FLOP DELLE PICCOLE
AMMINISTRAZIONI
D’estate la gente, dimostrando generose capacità di
valutazione, nel riversarsi fuori dalle abitazioni
in cerca di fresco, ripete senza ragion veduta: “che
bel paese Bassiano, tranquillo e fresco”. Ma se il
giudizio fosse supportato dal ben del’intelletto,
e soprattutto dall’esperienza di vivere il bel
paesino in maniera continuata per qualche giorno,
allora il dire sarebbe diverso.
La
verità la può dire qualcuno super partes,
qualcuno che parli dopo essere riuscito ad esondare
gli argini dei pregiudizi che da tempo
caratterizzano questa popolazione, e che impediscono
di camminare nell’equità e nel progresso gli adulti,
così come i giovani e persino i bambini di questo
posto. Qualcuno, soprattutto, che valuti dopo averlo
amato ed apprezzato come terra natìa. Cerchiamo le
vie dell’obiettività e diamone ragione.
Caduto il mito del “fresco” poiché quando infervora
la canicola, i quartieri e le viuzze sono
impraticabili esattamente come quelle del resto
d’Italia, anche quello della tranquillità fa la sua
bella e irreversibile caduta.
Uno
dei paesi più rumorosi, chiassosi e assordanti dei
Lepini, compreso Sezze coi suoi oltre 25 mila
abitanti (stranieri esclusi). L’inquinamento
acustico, soprattutto in alcune zone, è a livelli
altissimi e siccome esso è provocato ANCHE dai mezzi
di trasporto (moto in andi-rivieni, uso
spregiudicato dei tubi di scappamento ecc..) esso si
associa a quello atmosferico al punto da rendere
oramai un mito l’aria sana della Semprevisa. Il
tutto perché non esiste disciplina,
l’Amministrazione pensa a solo a litigare, nessuno
si sente sottoposto a regola e i Carabinieri sono in
perenne vacanza. Se un anziano prova a richiamare
qualcuno che sbraita suoni senza senso nelle ore più
piccole della giornata viene oltraggiato e il più
delle volte subisce atti di vandalismo, come
imitazione, in brutta copia, delle ritorsioni di
sapore mafioso che imbestialiscono la gente
rendendola rispettabile. Dunque abbiamo citato gli
atti di vandalismo. Se ne compiono di continuo sugli
oggetti di valore pubblico che poi restano violati
per mesi ed anche anni senza cura di chi potrebbe
farsi male per una panchina rotta. È l’assenza di
legge, l’irreperibilità di ogni regola.
Il
fatto è grave perché in una piccola amministrazione
il flop di gestione suona più forte che in una
grande nella quale bisogna tenere sotto controllo
milioni di cose.
Ma
la gente, ignara, passeggia e arriva in piazza. Qui
l’attende un far west di implacabile ostilità ogni
qual volta la vigilanza decide di non chiudere
bottega e di multare inesorabilmente i 4 turisti che
sono arrivati con l’automobile fino al bel vedere.
Così all’ “estero” sanno che ci sono le regole e sui
giornali si dice che il paesino è un cantone
svizzero in miniatura.
E
così l’ospite ignaro e sorpreso, per senso civico
paga e sta zitto. Poi entra i uno dei locali di
ristorazione, baretti, pub all’aperto pensando che
alla fine gli è convenuto assentire ad una multa per
godere un buon pasto. Ma si alza esterrefatto dalla
sua sedia, in plastica, dopo aver assaporato che il
piccante è arrivato fino al conto, salato e
terribile come i conti dei migliori locali della
Costa Azzurra o della Costiera Amalfitana. Mentre se
ne va un po’ imprecando, giurando a se stesso di non
tornare mai più, nota che in piazza i lampioni di
illuminazione, stile medievale e color fumo, hanno
dei vetri rotti usciti fuori asse con l’estremità a
punta in direzione terra. Si spaventa e pensa che un
adulto e un bambino potrebbero farsi molto male, e
mentre osserva l’obbrobrio un anziano dice:”sono
anni che sta così”.
Ma
è un paese tranquillo…
Il
paese della legittima proprietà, nel quale chiunque
apra un’attività si sente autorizzato ad una fetta
di suolo pubblico per i propri carichi e scarichi
senza nulla dovere a chi…di dovere.
E
poi parliamo dell’etica, così capitola ogni
speranza.
Il
paese della cuccagna, come l’albero coi salumi
appesi, di cui s’intendono bene.
Rappresenta bene in piccolo la corsa
all’accaparramento che in grande perpetra lo stato
tirannico ad ogni onesto cittadino. Per una cosa,
anche la più piccola cosa che sia finanziata, c’è
sistematicamente qualcuno che ci guadagna e ci
guadagna grosso. Compaiono auto nuove, persino
scheletri di case… Della cultura solo la parvenza,
resta un’immagine scialba in iniziative spente,
deserte, che, pur volendosi allacciare al pregiato
Museo delle Scritture, di culturale hanno ben poco,
per chi s’intende di cultura. Come l’iniziativa
dell’asino in piazza, sulla griglia numerata,
esposto al divertimento degli stolti, ai loro
insulti, al turpiloquio di quanti incitavano,
qualche giorno fa, il povero animale sui sanpietrini,
allo sfogo di se stesso, per farsi poi beffeggiare
proprio dal somaro che non ha accontentato nessuno
lasciando a bocca asciutta la plebe che attendeva,
per merito dello sterco del bell’animale bianco, di
annaspare in quello di Satana col suo bel palio di
quattrini.
Domani brillerà ancora su Latina Oggi, il paese
dell’aria fresca, coi suoi litigi, le sue fazioni
girondine, i suoi campionari di ignoranza. Una mente
distinta sa vedere dietro le quinte del perfect
ensemble, la carenza di senso civico, la
riluttanza ad ogni cambiamento.
Il
progresso è in contumacia e la civiltà si va
spegnendo.
Le
famiglie, principali referenti dell’educazione, sono
disimpegnate in tutto.
I
giovani sono da loro abbandonati nelle strade sin da
piccoli, con la scusante che in un paese
“tranquillo” ciò si possa fare. Ma così le famiglie
tralasciano la responsabilità sulla prole, su cosa
bambini e ragazzi possano fare ad altri oltre che a
se stessi.
Stamane dagli scavi fognari son balzati alla luce
dei reperti ed è di nuovo cominciata la lite, sul “chi”
sul “come” sul “perché”. Ma di certo a
litigare son capaci tutti, e chi l’ha detto che il
paese non ha un minimo comun denominatore? Persino
durante le processioni dei santi, lunga quanto mai
ignorata tradizione del posto, si può assistere a
sgomitate e spinte per l’accaparramento dei primi
posti!!!
Ma
la cosa più triste di tutte è che veramente il
turista, che ha un altro punto di vista perché in
genere possiede una media cultura e se non altro una
visione più estesa, se ne sta andando.
Diverse case sono state svendute, altre affittate,
altre ancora abbandonate. Le classiche villeggiature
estive non si ripetono più come un tempo. la gente è
chiusa ed inospitale, e questo carattere acerbo
esala dalle mura spesse di un paese che rischia
sempre di più l’isolamento e l’integrazione in un
borgo più grande. Ma è un paese tranquillo…col
climatizzatore anche fresco….
Solo che, al costo dei migliori capoluoghi d’Italia,
con il tipico isolamento delle grandi metropoli, e
considerando l’insalubrità di un’aria pesante e
satura di gas, è decisamente più appetibile un
soggiorno culturale, in cui il retaggio degli avi
non debba necessariamente perire soffocato nella
costumanza e nel preconcetto di un popolo stretto
dentro i propri confini…barbarici.