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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 
 

“Le new towns di Zaccheo”

 

Il sindaco di Latina anticipa il premier Berlusconi sulle novità urbanistiche. Prima ancora che si parlasse del piano casa, il nostro lungimirante sindaco, di fatto, lo aveva, non solo applicato, ma anche ampliato. Come? Con la sua politica delle varianti e delle perequazioni. Anche sulle new towns Zaccheo anticipa Berlusconi. Le sue idee a riguardo sono chiare fin dal suo insediamento come sindaco. L’intervento edificatorio in città e nei borghi è andato in questi ultimi sette anni sempre aumentando. I borghi, di fatto, stanno divenendo i nuovi quartieri della città. La periferia della periferia di Latina. Il progetto del sindaco è forse quello di farne delle piccole nuove città? In un territorio devastato da un abusivismo edilizio diffuso, si continua a costruire senza un nuovo piano regolatore, con tipologie di ogni genere. Nei borghi, di fondazione, non rimane che la chiesa, la scuola e qualche edificio. Per il resto, anonimi agglomerati urbani crescono in pianura pontina. Le città nuove costruite durante il fascismo: Littoria, Aprilia, Pomezia, Sabaudia, Pontinia, sono il vero esempio nel mondo, a parte quelle inglesi, decisamente meno interessanti dal punto di vista urbanistico, delle new towns. Di tutte, quella che mantiene più le caratteristiche di fondazione è certamente Sabaudia, le altre sono state completamente devastate nel loro impianto urbano originale. A Latina nel dopoguerra, interi palazzi sono venuti giù in nome di una perversa logica legata al progresso, al futuro. La casa del Contadino, la scalinata delle Poste, Il cinema Vittoria, le vecche Autolinee, e diverse case di fondazione non ci sono più. Sempre a Latina il sindaco Zaccheo con la "sua" politica urbanistica, ha distrutto interi territori non urbanizzati, aggiungendo danno a danno in un territorio cresciuto in modo spontaneo e abusivo. Migliaia di ettari in periferia e nei borghi sono stati urbanizzati senza tenere conto delle caratteristiche del luogo, della sua storia. Interventi che non hanno tenuto conto della salvaguardia di una memoria che fa si che un luogo sia differente dall’altro. Vanno quindi considerati i luoghi, e non gli spazi. A Latina da qualche anno è iniziata una scellerata opera di demolizione e ricostruzione. Si abbattono le villette degli anni ‘60, poste al di fuori della circonvalazione, per costruirci palazzine di 8/10 appartamenti. Sulla ricostruzione e premio di volumetrie,il sindaco è avanti a Berlusconi. Quelle villette, molte delle quali costruite con materiali poveri, avevano ed hanno ancora una caratteristica: hanno un loro disegno, sono l’una diversa dall’altra, sono inserite nel tessuto urbano con armonia. Quelle poche che sono sopravissute ai nuovi palazzi di cortina, con tende e terrazzi giardino, sono decisamente dei gioielli d'architettura. Le loro tipologie, i loro giardini, ne fanno ancora oggi un modello da seguire per una città dimensionata. Anche queste villette a due piani, come gli edifici di fondazione, sono la memoria storica della città. Andrebbero salvaguardate, magari dandogli si un premio di cubatura, ma imponendo di mantenere le caratteristiche costruttive originarie. In questo modo la città continuerebbe ad avere una sua precisa identità. Sarebbero certamente una testimonianza della buona architettura degli anni sessanta. Ed invece, il sindaco non ha problemi a concedere concessioni edilizie che stanno stravolgento anche la città edificata nel dopoguerra. Cancellare completamente la memoria, fa si che si costruisca una città simile a tante altre. Una città anonima del novecento. Interi quartieri, in modo particolare l’R3 stanno subendo questa violenza urbanistica, in nome semplicemente del profitto. Non è questo il modo di amare la propria città. Non si può costruire il presente e il futuro senza la memoria. Alterare il territorio, le tipologie, i materiali, significa cambiare volto alla città. Significa fare una operazione di azzeramento della storia della città stessa. Di questo il sindaco, comunque, si è già reso responsabile e continuerà ad esserlo quando sarà ricordato come colui che a parole amava Latina e questo territorio, ma che nei fatti li ha entrambi stravolti. Quel poco che è rimaso da salvare, va salvato, a prescindere dal sindaco costruttore. A noi le sue new towns non piacciono. Non ci piace la sua urbanistica partecipata (..dai soliti noti). Non ci piace che la nostra città venga ulteriolmente devastata, e per questo gli lanciamo un invito. Egregio signor sindaco, la smetta di fare l’urbanista, e per i tre anni di mandato che le rimangano, non faccia nulla. Il danno, sarà comunque minore.
 
Latina 17 Aprile 2009 
 

Nando Cappelletti