In ricordo di un uomo libero: Bartolo Gallitto
È passato appena qualche giorno da quando ho scritto, poche cose per la verità, per ricordare quella bella figura di italiana che è stata Raffaella Duelli. Purtroppo, stamattina, mentre ero seduto davanti a una granita di limone a godermi il sole della splendida costa d’Amalfi, una voce amica mi ha riferito che stanotte, a Cavalese (TN), si è spento improvvisamente Bartolo Gallitto. Il nome di Gallitto a molti dirà ben poca cosa e se si volesse riassumere la sua vita in poche righe, si potrebbe scrivere che è stato Ufficiale degli NP della Decima Flottiglia Mas, decorato per meriti di guerra. Poi, Consigliere Comunale del MSI e Federale del partito a Roma durante gli anni di piombo. Stimato avvocato è stato, infine, membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Attualmente, ricopriva la carica di presidente dell’Associazione Combattenti X^ Flottiglia MAS. Detto questo, potrei anche terminare ricordando che i funerali si svolgeranno in forma privata a Cavalese (TN), mentre le esequie solenni si terranno martedì 25 agosto alle ore 10.00, presso la chiesa di Cristo Re, in Viale Mazzini a Roma. Non me la sento, però, di concludere senza ricordare la splendida figura di ufficiale che Bartolo Gallitto è stato. Nel corso dell’ultimo conflitto, da Ufficiale della Regia Marina, transitò nei Paracadutisti di Marina, un corpo destinato a prendere parte allo sbarco su Malta, la famosa Operazione C3. Dopo l’8 settembre 1943, tra i reparti armati da Junio Valerio Borghese vi fu il Battaglione Nuotatori Paracadutisti, meglio conosciuto come Battaglione N.P., un reparto che, originariamente destinato a compiti di sabotaggio, fu poi impiegato come fanteria d’assalto. Il Battaglione N.P. ebbe una particolare strutturazione organica, in quanto aveva alle dipendenze un secondo battaglione che, ufficialmente, avrebbe dovuto fornire al reparto principale i complementi, ovvero i reintegri dei militari caduti. Quest’ultimo era il Battaglione Vega. Quello del Vega era un compito di cop ertura perché, in realtà, i suoi uomini erano specialisti in azioni di guerra non ortodossa, sabotaggi, spionaggio ed "operazioni sorpasso" nei territori italiani invasi dagli angloamericani. Gli uomini del Vega erano addestrati a attraversare le linee per portarsi nei territori occupati per svolgere missioni informative, di sabotaggio e di appoggio e supporto a gruppi di patrioti ivi esistenti. Bartolo Gallitto, uno degli ufficiali di punta del Vega, fu inviato nel Sud Italia invaso dagli Alleati. Lo scopo della missione era di contattare la "Rete Pignatelli", una rete clandestina fascista, organizzata dal Principe Valerio Pignatelli e da sua moglie, attiva in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. La "rete" era un'organizzazione che svolgeva azioni di sabotaggio ma, soprattutto, attività propagandistica al sud e informativa, fornendo notizie alla R.S.I. al Nord. Compito di Gallitto e degli uomini inviati al sud con lui, era quello di strutturare meglio l’organizzazione, anche facendo da consiglieri militari. In seguito alla disarticolazione della Rete Pignatelli da parte dei Servizi Segreti Alleati, Gallitto fu arrestato e ristretto, assieme ad altri suoi uomini, presso il carcere di Poggioreale a Napoli. La sorte degli agenti speciali del Vega, catturati in missione, era quella di essere passati per le armi dagli Alleati. L’ufficiale del Vega, benché poco più di un ragazzo (era nato a Floridia – Siracusa – il 1° agosto 1921), seppe mantenere il sangue freddo durante gli interrogatori. Sarebbe stato poi salvato dall’a mnistia Togliatti. Conobbi Gallitto una decina d’anni fa. Era relatore ad un convegno che si teneva a Napoli sul tema "Mezzogiorno e fascismo clandestino 1943/1945.” Andai a Napoli convinto che quell’uomo mi avrebbe chiarito alcuni dubbi che avevo circa le attività di resistenza agli angloamericani nei territori del Sud Italia invaso. Mi fu chiaro subito, invece, che quel signore che avevo di fronte, quel ventenne costretto da una malia nel corpo di un’ottantenne, mi avrebbe raccontato ben poco. Gli uomini del Vega, costretti a una fisiologica riservatezza a vent’anni, mantenevano la stessa riservatezza a decenni dai fatti che li avevano visti protagonisti. Mi fu anche chiaro che quel giovane ufficiale di Marina, non avrebbe voluto perdere quella guerra. Era la battaglia della sua civiltà contro i barbari invasori venuti dal mare. Pur di non uscirne sconfitto si prestò ad una missione rischiosissima, nel corso della quale, l’eventuale cattura l’avrebbe portato diritto al plotone d’esecuzione. Quando poi quella guerra fu inequivocabilmente persa, non si dette ancora per vinto e continuò la sua lotta in difesa della terra dei padri e della civiltà romana. Combattè allora perché io e i miei figli non fossimo costretti a portare le armi del vincitore. Ha continuato a combattere fino alla fine. Per me e per i miei ragazzi, non posso dirgli che grazie Lo saluto con le parole del Comandante Borghese: “In ogni guerra,l'importante non è vincere o perdere,vivere o morire,ma come si vince, come si perde,come si vive e come si muore.”. Sono forse le parole più adatte a salutare un uomo libero, un grande italiano: Bartolo Gallitto.
22 Agosto 2009