lavocelibera.it

Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 
 

Non voto!

Intanto saluto con entusiasmo ciò che vuole essere un libero spazio virtuale di comunicazione,informazione,confronto dichiaratamente contro la distruttiva omologazione dilagante che crea deserto.

“Il deserto cresce.Guai a chi cova in sé il deserto.”

“Prima er partito unico a du’ poli mò du’ partiti all’americana…dicheno e fanno e’ stesse cose…”

Vorrei tornare a riflettere suull’astensionismo alle prossime elezioni.

Continuo a leggere cose veramente interessanti su internet intorno alla scelta astensionistica.

Confermo di condividere le posizioni espresse da Beppe Grillo e consiglio caldamente di frequentare il sito www.beppegrillo.it

A proposito…perché quando vedete qualcosa che considerate interessante dal sito di Grillo non lo riportate su questo?

Comunque…astensionismo…il problema è  effettivamente il premio di maggioranza che viene dato al partito che vince le elezioni in base alle schede nulle o bianche quindi, penso, che o si pratica l’ormai famoso Astensionismo Attivo o non ci si reca affatto alle urne.

Però,io,ad esempio.qui a Roma ho da votare al Comune(Gli amici di Beppe Grillo-Lista Civica) e per Sandro Medici al X Municipio quindi penso di orientarmi verso la pratica dell’Astensionismo Attivo…poi spero che non mi arrestino…Devo ammettere anche che c’è una Lista Civica completamente oscurata alle Politiche che mi sembra interessante…  Per il Bene Comune-Lista Civica Nazionale  (vedi www.perilbenecomune.it )… non so…boh…certo è che l’idea che la mia scheda nulla vada a fare premio di maggioranza per Veltrusconi non mi piace proprio…tra dubbi e incertezze sto scegliendo l’Astensionismo Attivo…

Statemi bene e a presto! Ciao.

 Di seguito,ad esempio,un intervento che reputo interessante  trovato su www. retescuole. net :-   
Terlizzi BA, 03/04/2008
Perché non voto: la politica è semplicemente asservita all’economia di Angelo De Finis
Io ho sempre votato, ma questa volta non lo farò.
Elezioni politiche 2008: l’unica risposta adeguata è non votare.
Non esiste il meno peggio. Andare a votare con questa legge significa prestarsi al gioco dei partiti.
Votare significa scegliere chi ci deve rappresentare e non nominare attraverso liste bloccate decise dai partiti.
Mai come in queste elezioni sono pienamente avvertibili la sostanziale intercambiabilità delle forze in campo e l'assenza di alternative.
L'omogeneità dei contenuti è compensata più che in passato dalle scelte simili dei due principali partiti.
La povertà e le disuguaglianze invece aumentano.
In giro si vede gente sempre più povera. Si tira avanti pagando a rate. Due persone su tre non arrivano alla fine del mese. Decine di milioni di lavoratori italiani sono sottopagati.
Il candidato premier del Pd Walter Veltroni ha proposto di assegnare i buoni spesa per le famiglie a basso reddito.
Stiamo forse ritornando alla tessera del pane che c’era sotto il fascismo?
La povertà non comprende solamente basse retribuzioni e consumi ridotti al minimo, ma anche difficoltà d'accesso ad un adeguato livello di educazione, di risorse sanitarie e d'alimentazione. Povertà è l'umiliazione, la sensazione di essere dipendenti da altri, di essere obbligati ad accettare offese, disprezzo, e trovare indifferenza quando si cerca aiuto.
Il governo uscente ha mantenuto la legge 30 del 2003 "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro" e ci ha regalato il protocollo Damiano del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività. Il 70% dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro avviene oggi con modalità flessibile. Ormai stiamo realizzando i precari a vita. La precarietà come nuova categoria sociale. Dobbiamo ritornare invece ai diritti degli anni 70 con un modello unico di contratto di lavoro “contro la flessibilità”.
In molte scuole, come la mia, le pulizie sono effettuale dai lavoratori di cooperative, ex LSU (lavoratori socialmente utili). Gli ex LSU ATA percepiscono una retribuzione da fame, 700/800 euro al mese. Ma lo Stato paga in media ai consorzi di cooperative che gestiscono le pulizie circa 3000/4000 al mese per ogni lavoratore. Un ex LSU ATA costa allo Stato molto di più di un collaboratore scolastico. Le cooperative quindi incassano i soldi, per poi dare agli operai uno stipendio da fame. Stabilizzare i lavoratori con lo Stato, invece, costa meno e si ottimizza il servizio.
Vediamo invece un pochino il reddito dichiarato dei politici.
Sfiorando i 140 milioni di euro di reddito dichiarato nel 2007, il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi si conferma di gran lunga il parlamentare più ricco d'Italia, mentre il suo avvocato Niccolò Ghedini di Forza Italia vince il primato al Senato. E' quanto emerge dalle dichiarazioni del 2007 dei parlamentari.
Del governo uscente si conferma il più facoltoso il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa con 552.211 euro di imponibile nella dichiarazione dei redditi 2007, ma nel centrosinistra sono ancora gli avvocati a fare la differenza: Angelo Piazza della disciolta Rosa nel Pugno (socialisti e radicali) con 1.823.824 euro alla Camera e l'esperto di giustizia del Pd Guido Calvi, nonché avvocato di Cesare Geronzi, con 751.863 euro al Senato.
Nella lista non compare il candidato premier del Pd Walter Veltroni, che non è parlamentare nell'attuale legislatura.
Vista al contrario, la classifica vede all'ultimo posto tra i capi di partito Franco Giordano del Prc con 124.
802 euro ma il presidente della Camera e leader storico di Rifondazione Fausto Bertinotti l'ha quasi doppiato con 233.195 euro.
Dei ministri la meno facoltosa è stata Livia Turco, responsabili uscente della Sanità, che ha dichiarato 119.150 euro nel 2007.
Tra gli altri parlamentari, il leader dei centri sociali della Campania, Francesco Caruso, che nel 2005 risultava nullatenente, l'anno in cui è stato eletto tra le file del Prc ha guadagnato oltre 84.000 euro di reddito da deputato.
Povertà e disuguaglianze nel mondo.
Nel nostro sistema economico globale esiste un’apartheid economica che consente al 20% della popolazione mondiale di consumare l’80% delle risorse energetiche disponibili nel mondo costringendo l’80% del mondo a vivere sulla soglia di povertà, nella miseria più assoluta e a morire di fame perché a loro è lasciato solo il 20% dei beni.
Viviamo dentro una situazione perversa che è chiamata economia di mercato, il cosiddetto liberismo, dove ognuno fa quello che vuole. E’ la legge di mercato, ci dicono.
Questo sistema di apartheid economica sta producendo il disastro più totale. E’ un sistema che sta in piedi solo perché ha la forza delle armi. I governi dei Paesi ricchi spendono e spandono in armi. La politica è semplicemente asservita all’economia.
Questo Sistema ammazza, uccide, schiaccia, la maggior parte degli uomini. Ecco perché è una presa in giro parlare dei diritti dei poveri nell'era della globalizzazione. La povertà non è una fatalità. Al contrario è scientificamente organizzata come lo era l’olocausto da parte dei nazisti. La povertà è il risultato di un sistema economico che non è pensato per servire i bisogni della gente, ma gli interessi dei mercanti, non a caso si autodefinisce economia di mercato.
Le problematiche ambientali, la crisi energetica, quella climatica, quella idrica, la deforestazione, l’attuale modello di sviluppo, basato su un irrazionale sfruttamento delle risorse, uno smisurato consumo di energia, una sovrapproduzione di rifiuti e di inquinamento, sta portando l’umanità verso un livello mai visto di degrado ambientale ed esaurimento delle risorse naturali disponibili.
Si dovrà in qualche modo mettere in discussione apertamente la dottrina del libero commercio, quella che sta generando impoverimento e disoccupazione anche nei Paesi ricchi.
Riappropriarsi della capacità di pensare. Creare alternative serie per un’economia di uguaglianza, realizzata attraverso una politica di giustizia.
La scuola ha un ruolo sociale e culturale fondamentale per una conoscenza critica della società.
Superare l’illusione elettorale e cominciare a riconquistare la fiducia in se stessi - come singoli e come collettività - per riprendersi la vita.



Angelo De Finis