RIPETO:
LAVORATORE, SEI STATO TRUFFATO!
QUESTO ARTICOLO E’ DEDICATO A QUEI LAVORATORI CHE
PERDERANNO IL LAVORO
Nel
mio precedente articolo “Simbiosi fra capitale e
lavoro”, terminai con queste parole: <I comunisti
che controllavano il CLNAI, come primo atto ufficiale,
addirittura il 26 aprile, proprio mentre si continuava a
sparare ed era iniziato l’olocausto nero,
abolirono la “Legge sulla Socializzazione”. E
questo per ripagare i grandi industriali che avevano
finanziato la Resistenza. Fu il capolavoro di
Mario Berlinguer, il padre di Enrico, il grande
capitalista, super proprietario terriero.
Era iniziata la beffa ai danni dei lavoratori>.
Ed
ora, caro lettore, leggi la motivazione: <Considerata
l’alta sensibilità politica e nazionale delle maestranze
e il carattere antinazionale e demagogico della pretesa
socializzazione fascista (…>. Queste parole le
leggerei in modo che segue: <Mario Berlinguer,
essendo un superproprietario terriero, ha curato i
propri interessi, interessi che sarebbero stati
intaccati dalla Legge sulla Socializzazione, allora
approfittando della “nessuna sensibilità politica e
nazionale delle maestranze e della loro ignoranza”,
in nome della democrazia e della libertà ha
riconsegnato i lavoratori all’arbitrio del capitale>.
Mi
sbaglio?
Benito Mussolini nell’ultima intervista (che passa come
il suo testamento politico) rilasciata al
giornalista Gian Giacomo Gabella, fra l’altro disse: <Il
colmo è che i nostri nemici hanno ottenuto che i
proletari, i poveri, i bisognosi di tutto, si
schierassero anima e corpo dalla parte dei plutocrati,
degli affamatori, del grande capitalismo>. Dopo
quattro giorni venne assassinato (e ancora oggi non si
sa come!) e il suo corpo appeso per i piedi a Piazzale
Loreto.
Pochi giorni prima, esattamente l’11 marzo, Nicola
Bombacci, uno dei fondatori del Pcd’I (Partito Comunista
d’Italia) parlando al Teatro Universale, di fronte alle
commissioni interne degli stabilimenti industriali, fra
l’altro disse: <Il socialismo non lo farà Stalin, ma
lo farà Mussolini che è socialista(…>. Ma già in
precedenza, a dicembre 1944, Bombacci visita la
Mondatori, già socializzata traendone sorpresa ed
emozione, così scrisse a Mussolini: <Ho parlato con
gli operai che fanno parte del Consiglio di gestione,
che ho trovato pieni di entusiasmo e compresi di questa
loro missione. Hanno detto che gli utili di questi primi
mesi ammontano a circa tre milioni>.
Tra
la fine di quell’anno e i primi mesi del successivo
parla a Como, Busto Arsizio, Pavia, Venezia, Brescia,
privilegiando sempre il contatto con il mondo del
lavoro.
Decisamente più significativa l’assemblea tenuta il 13
marzo allo stabilimento industriale dell’Ansaldo di
fronte a più di un migliaio di operai. Bombacci parla di
conquiste sociali operate dal fascismo, raffronta le
condizioni del lavoro italiano con quelle degli altri
Paesi e continua: <Fratelli di fede e d lotta,
guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi
chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista,
comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori,
sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei
ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi
concederà di vivere ancora lotterò sempre. Ma se mi
trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica
sociale italiana, è perché ho veduto che questa volta si
fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare i
diritti degli operai>. Iddio non concesse a Bombacci
di vivere ancora per molto: poco più di un mese dopo fu
allineato a ridosso del muretto di Dongo insieme ad
altri compagni di fede e fucilato dai partigiani. Poco
prima della scarica, alzò il braccio nel saluto romano e
gridò: <Viva il socialismo>.
Ora
tu, operaio di Termini Imerese che fra poco non avrai
più il lavoro, ringrazia Mario Berlinguer e i suoi
compagni, essi ti hanno tolto la possibilità di
godere della <ripartizione degli utili, destinandoli
in parte ai lavoratori>. Il testo così continua:
(Il Consiglio di Gestione) decide inoltre sulla
stipulazione dei contratti di lavoro aziendali con le
associazioni di lavoratori e su ogni (attenzione! Questo
compete a te, licenziando) altra questione
inerente alla disciplina e alla tutela del lavoro nelle
imprese>. In altre parole, caro lavoratore che stai
per perdere il posto di lavoro, Mussolini, con la legge
sulla Socializzazione, ti faceva compartecipe, insieme
al dirigente e al proprietario dell’azienda, non solo
alla partecipazione degli utili, ma anche alla gestione
dell’azienda.
Questa Repubblica nata dalla Resistenza, nella
sua Costituzione riconosce, nell’articolo 46 attesta: <Ai
fini della evoluzione economica e sociale del lavoro e
in armonia con le esigenze della produzione, la
repubblica riconosce il diritto (sic!) dei lavoratori a
collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla
leggi, alla gestione delle aziende>. È trascorso
molto più di mezzo secolo da quelle enunciazioni, tu,
operaio che hai perso il lavoro ne hai più sentito
parlare? Perché?
Non te
lo sei mai chiesto? Allora proverò a spiegartelo io e
sfido chiunque a contestarmi: ripropongo quanto sopra ho
scritto, e cioè: i vari <Mario Berlinguer, essendo un
superproprietario terriero, ha curato i propri
interessi, interessi che sarebbero stati intaccati dalla
Legge sulla Socializzazione, allora approfittando della
“mancanza di sensibilità politica e nazionale delle
maestranze e della loro ignoranza”, in nome della
democrazia e della libertà ha riconsegnato i
lavoratori all’arbitrio del capitale>.
Tu,
lavoratore, potresti obiettare che quel che era valido
settanta anni fa, oggi non lo è più. Riporto un pensiero
dell’avvocato Manlio Sargenti: <L’idea della
partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda
del processo produttivo e, più ampliamente, al governo
dello Stato è, a mio avviso, più che mai valida come
unica alternativa ad una esperienza comunista
dimostratasi fallimentare e ad una soluzione
liberaldemocratica dei problemi della società e dello
Stato che rivela ad ogni passo le proprie
contraddizioni. È un’idea per il futuro, per la quale
bisognerebbe combattere (…)>.
A
te lavoratore di Termini Imerese e a tutti coloro che si
trovano nelle stesse tue condizioni, desidero farti
osservare un’ultima cosa: se la tua azienda fosse stata
socializzata, solo tu avresti potuto considerare
la chiusura, perché oltre al proprietario, anche tu
saresti stato compartecipe alla proprietà dell’azienda.
Ora sai chi devi ringraziare delle tue sventure: il
compagno Berlinguer e tutti coloro che ti avevano
promesso il paradiso rosso, tutti compagni che
altro non erano se non scherani del grande capitale
plutodemocratico.
Quel che ho scritto ripetutamente, lo ripeto:
“Sei stato truffato”, e questa truffa si
perpetua da quasi settant’anni.
Filippo Giannini