DE LEGIBUS AD
PERSONAM
di Filippo Giannini
Voi
tutti accusate Silvio Berlusconi di essersi buttato in
politica per guidarla e varare leggi ad personam
così da salvarsi dai tanti processi che si è (e che gli
hanno) tirato contro. Che farabutto!
Messo a posto il caso Berlusconi, volgiamo gli
occhi altrove. Non passa giorno che i mass-media non
presentino un personaggio che lamenta che <ci sono
famiglie che non arrivano a fine mese>. Come sono
premurosi! Quasi in odore di santità!
Solo
dopo aver approfondito la conoscenza di alcuni di questi
quasi santi, siamo rimasti sconvolti da notizie,
sino a poco prima, impensabili. I quasi santi
sono, in realtà, dei paraculi; sì, perché solo i
paraceli possono escogitare queste
paraculatine (scusate la volgarità
dell’espressione).
Solo
in un secondo tempo abbiamo recepito che le leggi ad
personam sono una prassi comune in questo Paese dei
Diritti e delle libertà, espressione di Luciano
Violante, usata per festeggiare una delle tante giornate
inutili, oltre che vergognose, come quella del 25
aprile, giorno della riconquistata libertà. Quale
libertà? Suvvia, non continuiamo a fare i
bischeri: i paraculetti avevano bisogno di
abbattere il truce tiranno per reinstaurare il
Paese dei paraculetti. Sono anni ormai che si
parla delle leggi ad personam concepite da
Berlusconi, allora osserviamo: ci dovrebbe essere una
legge che vieta il cumulo delle pensioni, allora ci
domandiamo: come mai i vari Prodi, Scalfaro, Amato (da
quello che sappiamo, il cumulo delle pensioni di questo
parlamentare supera i 20 mila Euro al mese), Ciampi e
chissà quanti altri godono di simili privilegi. Le
prebende dei parlamentari e dei senatori, con relativi
benefici (diritto alla pensione dopo pochi mesi di
attività parlamentare, telefono, viaggi ecc. ecc. tutto
gratis), non sono leggi ad personam che si sono
auto-concesse?
In
altre parole, per essere più chiari, questi privilegi
che i soliti noti si sono attribuiti, sarebbero
stati impensabili se non si fosse riconquistata la
libertà.
Come
è accaduto tutto questo? Un semplice esempio (da
Italia Sociale), volgiamo lo sguardo a quanto
accadde a luglio del 1943, quando i liberatori
sbarcarono in Scilla. È noto che il Fascismo sgominò la
mafia la quale, per sopravvivere, dovette fuggire negli
Stati Uniti dove trovò un ambiente favorevole alla
propria sopravvivenza. Quando gli strateghi americani
concepirono lo sbarco in Sicilia, contattarono alcuni
importanti boss mafiosi siculo-americani, tra i quali
Lucky Luciano, proponendo loro un cospicuo patto: la
libertà e la ricchezza in cambio di un sostanzioso
appoggio al momento dello sbarco. Per la riconquista
della Sicilia verranno mobilitate le famiglie più
prestigiose della mafia americana: gli Adonis, i
Costello, gli Anastasia, i Profaci. Circa tremila gli
uomini d’onore che saranno utilizzati dall’esercito
a stelle e strisce, per la loro guerra di
liberazione della roccaforte europea. Cioè era stata
concepita una guerra ad personam mafia-statunitense.
Andiamo avanti. Gli eroi sbarcano e gli invasori
vengono ovunque accolti con fiori, reverenze, applausi e
offerte di segnorine. Ma il bello venne dopo:
con l’appoggio di questo formidabile esercito subentra
una nuova battaglia, quella delle cariche. Con l’arrivo
della libertà e dei liberatori e con il
rientro dei mafiosi aventi diritto alla
ricompensa, ebbe inizio la spartizione, come dagli
accordi, delle prebende; e su questo argomento i
liberatori furono larghi di maniche. Alcuni esempi:
Genco Russo diviene sindaco di Mussomeli, Calogero
Vizzini (un super assassino colpevole di una cinquantina
di omicidi) fu nominato sindaco di Villalba,
questo personaggio al momento dell’insediamento fu
salutato dalla folla al grido di Viva la mafia.
Cinquecento uomini di cosa nostra, confinati dal
regime fascista ad Ustica, furono immediatamente
liberati, tornarono a casa per prendere possesso dei
posti vacanti di sindaco e di funzionari nelle
amministrazioni. Lo stesso governo civile alleato, che
era guidato da Charles Poletti, completerà il proprio
organico pescando nel ricco serbatoio mafioso: Damiano
Lumia, nipote di Calogero Vizzini, divenne interprete
del Civil Affair; a Vincenzo di Carlo, capo della
mafia di Raffadali, venne affidata la responsabilità
dell’ufficio requisizioni del grano. Il capo mafia di
Corleone, Michele Navarra, fu incaricato di raccogliere
gli automezzi militari abbandonati.
Grazie alla democrazia statunitense, la Sicilia è ora
saldamente in pugno a cosa nostra, la quale,
costituita una struttura politico-militare, quella
separatista, fu in grado di assicurare il controllo del
territorio e delle rotte marittime agli States. Mentre
negli altri territori sotto controllo dei vincitori era
vietata qualsiasi attività politica, i separatisti
organizzano pubbliche riunioni, cui prendevano parte
ufficiali americani in divisa. Il separatismo
siciliano godeva di ampi appoggi nei più importanti
complessi industriali, finanziari e politici americani,
per esempio la signora Eleonora Roosevelt (moglie del
Presidente) scrisse: <Saremo lieti e orgogliosi se la
Sicilia potrà essere la nostra longa manus degli Stati
Uniti in Europa>. Materiale bellico verrà fatto
pervenire a nuclei dell’esercito separatista a cura di
Salvatore Sciortino.
Ed
ora, concludendo. O italiani, da queste radici quale
altra Italia vi sareste aspettati?
Cosa
avveniva nell’altra parte?
Finora abbiamo esaminato solo alcune delle nobili
persone che hanno condannato il male assoluto
ed ora, quale persona informata dai fatti (mi
sembra che oggi si dica così!), diamo uno sguardo alle
malefatte compiute dal male assoluto (solo questo
termine caratterizza la capacità intellettuale di colui
che lo concepì. Ma andiamo avanti).
Vogliamo iniziare come l’essere demoniaco
concepiva le leggi ad personam? Tutti sanno, o
dovrebbero sapere, dato che ci sono in giro tanti
capiscioni, che a guerra terminata Donna Rachele,
quando si accinse a chiedere la pensione del marito,
sorsero mille difficoltà, in quanto Benito Mussolini
aveva sempre rifiutato ogni compenso. Esattamente come
agiscono le anime candide citate all’inizio di
questo scritto.
Repubblica Sociale Italiana (ahi, ahi, ahi), anche qui
il mostro in assoluto, mettendo in atto la sua
legge ad personam rifiutò ogni emolumento, sino a
quando Giovanni Dolfin, capo della Segreteria
particolare, si trovò in difficoltà per espletare le
esigenze degli uffici. Il Ministro
Pellegrini-Giampietro, in una memoria pubblicata su
Il Candido del 1958, ha scritto: <Nel novembre
era stato preparato un decreto, da me controfirmato, con
il quale si assegnava al capo della RSI, l’appannaggio
mensile di 120 mila lire. Il decreto, però, che doveva
essere sottoposto alla firma del Capo dello Stato, fu da
lui violentemente respinto una prima volta. Alla
presentazione, effettuata dal Sottosegretario di Stato,
Medaglia d’Oro Barracu, seguì una seconda del suo
Segretario particolare Dolfin. A me, che, sollecitato da
Dolfin e dall’economo, ripresentai per la terza volta il
decreto, Mussolini disse: “Sentite Pellegrini, noi siamo
in quattro: io, Rachele, Romano e Annamaria. Mille lire
ciascuno sono sufficienti”. Dovetti insistere per fargli
notare che, a parte l’insufficienza della cifra
indicata, in relazione al costo della vita, occorreva
tener conto delle spese della sua casa e degli uffici.
Dopo vive sollecitazioni finì per accettare, essendo
egli anche Ministro degli Esteri, solo l’indennità
mensile di 12.500 lire assegnata ad ogni ministro. Nel
dicembre 1944, però mi inviò una lettera che pubblicò,
rinunciando ad ogni e qualsiasi emolumento, ritenendo
sufficienti alle sue necessità i diritti d’autore>.
Amici lettori, non vi pare di vedere le stesse azioni di
quei passerotti, sopra ricordati, che rifiutano
ostinatamente ogni aggiunta di pensione a quelle già
ricchissime che si sono autoconcessi, con furbatine,
(neanche a dirlo!) assolutamente democratiche ?
Qualcuno potrebbe osservare: sì, Lui, ma i fascisti…
ammazzali loro!
Beh!
Giudicate voi. A guerra terminata nel bel mezzo della
caccia al fascista e delle inquisizioni cui erano
sottoposti, lo Stato democratico e finalmente
libero (di rubare!) aprì un’inchiesta a carico di
5005 (cinquemila e cinque) gerarchi e alti funzionari
del mai sufficientemente deprecabile infausto
Ventennio, inchiesta tendente ad accertare quanto i
fascisti avessero rubato. L’operazione di indagine andò
avanti per un paio di anni. Ma a farsa si somma farsa.
Come scritto non si trovò nulla di illegale; un bel
giorno apparve su tutti i giornali (politicamente
corretti) la notizia: <Trovato il tesoro di Italo
Balbo; è nascosto in una cassetta di sicurezza in una
banca>. Il giorno deciso dagli inquirenti per aprire
la cassetta inquisita furono convocati operatori,
giornalisti, il fior fiore dei politici e, con gran
pompa, la famigerata cassetta fu aperta; obbrobrio, il
tesoro era una sciarpa: la sciarpa Littorio.
Dopo
di che, dato che c’è un limite per il ridicolo anche per
la Repubblica nata dalla Resistenza, l’inchiesta
sui 5005 (cinquemila e cinque) indagati, zitti, zitti,
gli inquisitori chiusero le indagini e accantonarono
l’inchiesta.
La
rabbia degli ometti, dovendo competere contro un
siffatto Uomo, si esplica armando l’informazione di cui
sono padroni, cosa garantita dai paesi plutocratici che
vedono ancora, come allora, il terrore che le idee
lasciate nel Ventennio possano rimettere radici.
Allora ecco il motivo, ripetiamo essendo padroni
dell’informazione, di falsare fatti realmente accaduti
sostituendoli con fantasie e pure menzogne. Ma qui si
erge la voce del più grande giornalista svizzero, anche
scrittore e storico, Paul Gentizon: <Se v’è un nome
che nel dramma resterà puro ed immacolato, sarà quello
di Mussolini. In tutte le circostanze ed anche dinanzi
alla più atroce avversità. Egli è rimasto di una
fermezza incrollabile; sino alla morte è rimasto fedele
all’onore, e non ha capitolato. I suoi avversari, senza
parlare dei suoi fedeli, non possono che inchinarsi
sulla sua tomba in rispetto e ammirazione>. Per
ottemperare a questo civile dovere, gli avversari
dovrebbero essere UOMINI e non omuncoli; da qui la
necessità di tentare di uccidere quell’uomo giorno dopo
giorno, anzi, ora dopo ora. Ma non muore. Questo è e
sarà (ce l’auguriamo) il loro dramma.
Per
concludere ecco come Mussolini vedeva l’avvenire della
sua tanto amata Italia, nei decenni che seguiranno la
fine del Secondo conflitto mondiale: <Con l’8
settembre si è perduto qualcosa di molto prezioso, che
l’Italia faticherà duramente a riconquistare: l’onore
nazionale e il rispetto che sino a ieri essa aveva in
tutto il mondo. Un popolo senza rispetto e senza onore
diventa un giocattolo nelle spire degli interessi
politici dei vincitori. Non sarà difficile all’ipocrisia
del tradizionalismo britannico trovare dei pretesti con
cui mascherare i suoi sentimenti di vendetta e tutto
sarà fatto nel nome della democrazia, della giustizia e
della libertà: un paravento dietro il quale si
nascondono gli interessi del più sudicio capitalismo,
venga questo da Londra, da New York o da Mosca. IL
POPOLO ITALIANO VIVRA’ UN PERIODO AMARISSIMO, CHE VEDRA’
SCREDITATI E TRAVOLTI TUTTI I PRINCIPI DELL’ONESTA’ E
DELLA MORALE. Probabilmente nei paesi vinti si
provvederà immediatamente a imporre una così detta
costituzione democratica: ne seguiranno liti
parlamentari, scandali politici e turpitudini morali
senza fine, da cui ci si potrà attendere di tutto
eccetto che qualcosa di buono e di costruttivo> (Mussolini
si confessa, di Georg Zachariae, pag.192)
In
altre parole: l’attuale espressione geografica,
quella moderna del bunga bunga.