LAVOCELIBERA - Lettere e commenti-C’era una volta Viale Mazzini
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Per chi ha
deciso di non
mandare... il cervello all' ammasso
Riceviamo e pubblichiamo:
C’era una volta Viale Mazzini
Viale Mazzini
è splendido. La strada è larga, i marciapiedi sono ampi
ed alberati. Da una parte si arriva a Piazza del Popolo
passando attraverso i meravigliosi portici dell’ex
Intendenza di Finanza, dall’altra si giunge
nell’accogliente Piazza Bruno Buozzi. Il tutto è
incorniciato da edifici dalla bellezza suggestiva come
l’Istituto scolastico “Vittorio Veneto”, il Tribunale e
le case dell’Incis (con la sola eccezione del Liceo
Classico, unica costruzione successiva al periodo
fascista). Ora però, nonostante il viale in sé sia
rimasto inalterato, non è più lo stesso. Ad essere
precisi, non è più lo stesso se lo si percorre dal
Tribunale verso Piazza del Popolo. La vista prospettica
di Viale Mazzini e del porticato, alto esempio di stile
e proporzioni, è stata definitivamente ed
irreparabilmente devastata dalla costruzione, nelle
vicinanze di Latina Fiori, di un grattacielo, che,
purtroppo, per la sua altezza e per la sua ubicazione
risulta ben visibile non solo a chi percorre Viale
Mazzini, ma anche da tantissimi altri punti della città
e da tutti quelli che arrivano nella nostra città.
Insomma, Latina, una volta Littoria, sembra destinata a
diventare la città del grattacielo, che con la sua
devastante imponenza sovrasta tutto e tutti. Riflettendo
su questo obrobrio, partorito dall’amministrazione
Zaccheo, mi è venuto in mente un libro uscito nel 1998
dal titolo “La Palude – Littoria – I Grattacieli –
Fascismo e Postfascismo”. Il libro citato, tra i vari
argomenti, tratta proprio, con dovizia di particolari ed
ampia documentazione fotografica, dello scempio
urbanistico ed architettonico di Littoria, avvenuto nel
dopoguerra, e della responsabilità della classe
politica. La ricostruzione storica degli avvenimenti
riguardanti la fondazione di Littoria ed i successivi
interventi urbanistici è stata sempre accompagnata da
considerazioni anche politiche. Invero, è stato sempre
un argomento della Destra e del Movimento Sociale
Italiano quello dello scempio urbanistico ed
architettonico di Littoria con la conseguente
contrapposizione tra la città pensata, voluta e
costruita in epoca fascista e quella, inquinata dalla
speculazione edilizia, del dopoguerra. Purtroppo, però,
al peggio non c’è mai fine e stiamo assistendo dal 2002,
con la scelta di Zaccheo di abbandonare il piano
regolatore del Prof. Cervellati e qualunque idea di
piano regolatore, ad una inquietante politica
urbanistica del “caso per caso”, che sta segnando
profondamente ed in maniera negativa la città (borghi
compresi). Voglio però rincuorare tutti quelli che hanno
sempre creduto nelle battaglie del M.S.I. In fondo,
questa fase politica di Zaccheo coincide con la
divulgazione, da parte sua, della notizia che il padre
era partigiano (a Sermoneta e non al nord, dove si
combatteva e si moriva, ma sempre partigiano e con tanto
di certificato). La circostanza era sconosciuta a tutti
e non risulta che l’attuale sindaco ne abbia mai fatto
cenno prima. Evidentemente, la conversione antifascista
di Fini e le mutate condizioni politiche lo hanno
aiutato a fargliela tornare in mente. In definitiva, una
chiave di lettura può essere che anche le sue scelte in
ambito urbanistico, che nulla hanno a che vedere con le
posizioni storiche della Destra in questa città,
riflettono la scoperta della Resistenza (a Sermoneta) e
dell’antifascismo. Esiste anche un’altra chiave di
lettura, un po’ più malevola, che mi limito a riportare,
secondo cui l’assenza in campo urbanistico di regole
certe per tutti stabilite a priori … … … … … .
Stavo per dimenticarmi: l’autore del libro che ho citato
è Tommaso Stabile, uno dei fondatori del Movimento
Sociale a Latina, combattente della Repubblica Sociale
Italiana (al nord, dove si sparava e si moriva).