LAVOCELIBERA - Lettere e commenti-La fiera dell’ipocrisia
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Per chi ha
deciso di non
mandare... il cervello all' ammasso
Riceviamo e pubblichiamo:
La
fiera dell’ipocrisia
Nel 1848 venne pubblicato il romanzo dell’autore inglese
William Makepeace Thackeray dal titolo “La fiera della
vanità”, da cui è stato tratto recentemente (2004) un
film statunitense e, più indietro negli anni,
esattamente nel 1967, uno sceneggiato televisivo
prodotto dalla Rai con la regia del grande Anton Giulio
Majano. Se per caso a qualcuno venisse in mente di
scrivere un romanzo dal titolo “La fiera dell’ipocrisia”
sarebbe opportuno che facesse un passaggio a Latina,
dove potrebbe trovare spunti interessanti. L’ultimo, in
ordine di tempo, è quello offerto dal Sindaco Vincenzo
Zaccheo, che, con uno scritto a sua firma pubblicato
sulla pagina locale di un quotidiano, ha rivolto il
proprio saluto al Prefetto Bruno Frattasi, che ha
lasciato, dopo due anni e mezzo, l’incarico ricoperto in
provincia di Latina. Il periodo di Frattasi è stato
molto intenso e non è di certo passato inosservato. Ciò
soprattutto per la vicenda legata alla richiesta di
scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni
mafiose, vicenda che ha avuto anche una significativa
risonanza a livello nazionale. Il senatore Fazzone,
coordinatore del PdL in provincia di Latina, ed il
presidente della provincia Cusani hanno violentemente
attaccato il Prefetto: il primo è arrivato addirittura
al punto di minacciare di denunciarlo nel corso di una
puntata della trasmissione di Santoro “Anno Zero”; il
secondo non è stato da meno, affermando apertamente che
la richiesta di scioglimento era il frutto dell’attività
di corpi deviati dello Stato. In questo clima rovente ed
in tutto questo frastuono, durato più di un anno, ha
brillato per il suo silenzio assordante Vincenzo Zaccheo.
Mai un’esplicita parola di solidarietà al Prefetto, mai
una chiara presa di posizione, solo silenzio. Puzza
pertanto di ipocrisia lo scritto adulatorio a firma
Vincenzo Zaccheo, in cui si può tra l’altro leggere del
“rimpianto solo in parte mitigato dal sapere che sarà
sempre vicino alla nostra comunità e dalla
consapevolezza di aver condiviso con Lei pagine tra le
più belle della nostra storia recente”. Lo scritto
assume poi dei contorni che rasentano il ridicolo,
quando il firmatario dello stesso, assolutamente silente
per più di un anno durante la bufera, riconosce a
Frattasi, come contentino postumo, di aver “favorito il
prosperare di una nuova cultura della legalità” e di
essere stato “punto di riferimento per gli
amministratori”. Ovviamente, però, nessun accenno a
tutto il casino che c’è stato e che, come detto, ha
anche interessato la stampa nazionale. Insomma, anche in
questa occasione, Zaccheo ha dimostrato di essere uno di
quei politici appartenenti alla categoria degli
opportunisti senza scrupoli e senza coraggio. Politici
incapaci di fare scelte decise e nette, ma dediti al
galleggiamento; politici che si comportano con arroganza
e prepotenza con la corte che gira loro intorno,
speranzosa di ottenere qualcosa; politici che però si
dimostrano deboli e chinano la testa ogni volta che
hanno a che fare con colleghi dal forte potere e dalla
forte personalità, che non vogliono inimicarsi; politici
che non hanno idee in cui credere e per cui battersi, ma
un unico cruccio: fare sempre la cosa più opportuna per
la conservazione della propria poltrona. So bene che il
Prefetto Frattasi non ha bisogno certo dei miei consigli
e che probabilmente non avrà modo di leggere queste
righe, però una cosa voglio lo stesso dirgliela: meglio
i nemici veri degli amici falsi ed ipocriti.