Fallimento
annunciato, quando un singolo caso è sintomatico
del disastro
In vari articoli pubblicati da “Notizie
Radicali” ho spesso accennato al caso Astral,
una delle numerose società regionali del Lazio,
regione che tra società operative dirette o
indirette ed escludendo le partecipazioni
minori, è ad una quota che supera le 20 unità.
Astral sta per Azienda Strade Lazio S.p.a., e la
sua mission parla chiaro: “progettare, appaltare
ed eseguire interventi di completamento e
adeguamento della rete viaria e svolgere
funzioni tecniche di gestione e manutenzione
straordinaria”, quindi ha in mano una
consistente parte delle strade nel Lazio, e tra
poco se ne verranno ad aggiungere altre. Perché
la vicenda di questa società regionale è
sintomatica di un andazzo che ormai appare
intollerabile a tutti, e lunare per una mente
radicale? Intanto perché, se il 19 dicembre
l'azionista, ovvero la Regione, non
ricapitalizza la società dal 20 si portano i
libri in tribunale con il rischio concreto di un
bilancio non approvato. Ma come si è arrivati
fino a questo punto?
Andiamo ai fatti, tutti ampiamente
documentati anche dalla stampa, quindi nessun
addetto ai lavori poteva non sapere. Nel 2008 un
presunto scandalo inerente assunzioni e
consulenze “d’oro” coinvolse l’azienda e, dopo
una serie di interrogazioni a livello di
consiglio regionale e parlamentare -tra le quali
a noi risulta una denominata “Scandalo Astral”
presentata l’8 luglio 2008 dal consigliere
Tommaso Luzzi-, venne istituita una commissione
di verifica per accertare quanto riportato dagli
organi di stampa. Il Presidente della Regione
Lazio era allora Marrazzo, assessore al Bilancio
era Luigi Nieri, eletto con Rifondazione
Comunista, ed in questa legislatura con SeL, e
il CdA aziendale era stato nominato da
quell’amministrazione. E’ bene ricordare questi
nomi, ci verranno utili.
La commissione di verifica, terminato il
lavoro, prese atto del rapporto e del
regolamento approvato da Astral invitando
l’azienda a seguire le indicazioni conclusive
della relazione, nella quale si chiede alla
Regione una verifica periodica e continuativa
sulla consistenza delle risorse umane,
finanziarie e strumentali che deve essere
strettamente connaturata alle missioni
dell’azienda. Dalle parole ai fatti non cambia
nulla, la gestione continua ad essere quella di
prima e la situazione non migliora, tanto che
dopo le elezioni 2010 cominciano a risaltare
agli occhi del Gruppo Lista Bonino Pannella –
Federalisti Europei tutta una serie di fatti,
segnalati puntualmente da chi vive
territorialmente a stretto contatto con
quell’ambiente, e che destano interesse proprio
perché già oggetto due anni prima di una
commissione di verifica conclusasi come se si
fosse voluta sopire l’attenzione mediatica sulla
vicenda.
Perché parlo di stretto contatto
territoriale? E’ bene precisare che il centro
degli “interessi” aziendali è la provincia di
Latina, e di lì che proviene il presidente
dell’azienda, consigliere comunale a Sezze
nonché riferimento politico del PD, sicuramente
non abile a fare campagna elettorale,
considerati i risultati delle elezioni regionali
del 2010, e nemmeno a gestire aziende, ma forse
dotato di qualità nascoste che a noi comuni
mortali non è dato vedere. Inoltre, fatto che
non è stato possibile accertare, da quella zona
dovrebbero venire un buon numero di assunti
nell’azienda, ovviamente tutti su chiamata
diretta; e a ditte di quella zona si dovrebbero
riferire molti dei contratti stipulati
dall’azienda. Perché il condizionale? Perché
alle nostre richieste non è mai stata data
risposta.
Facciamo un passo indietro, il gruppo
radicale riprende le segnalazioni che già
avviarono la verifica due anni prima, su
sollecitazione di un movimento politico locale
molto attivo a denunciare situazioni di chiara e
patente mala partitocrazia territoriale
denominato Movimento Libero Iniziativa Sociale.
Viene presentata una prima interrogazione con
elementi in parte già acquisiti, a cui non viene
data risposta, e si chiede accesso agli atti con
esito simile, tranne una singola e terribilmente
evasiva risposta. In questi casi le richieste
sono quasi sempre le stesse: trasparenza,
bilanci, organigramma, consulenze, appalti.
Ad inizio legislatura comincia il balletto di
poltrone e di nomine, ma intanto, prima di
assumere la carica di assessore alle
infrastrutture e lavori pubblici, Malcotti,
dichiara provocatoriamente alla stampa il 6
aprile 2010: "all'Astral assunzioni di fine
stagione … nelle ultime settimane assistiamo ad
assunzioni discutibili, promozioni sospette e
nomine di nuovi primari inopportune. In ogni
caso, gli annunci prevedono la massima
riservatezza; ritenendola eccessiva, noi
invitiamo migliaia di persone a presentare
domande, sapendo che in palio c'è una possibile
assunzione in una società pubblica denominata
Astral. Meglio sarebbe - conclude - se gli
amministratori di questa società abbandonassero
l'idea di concludere il loro mandato con un atto
che, se confermato, sarebbe clientelare e
dannoso per l'azienda". Poi diventa
assessore e tace. Ad ottobre 2010 il presidente
dell’Astral chiede alla Regione 128 milioni di
euro altrimenti a novembre si chiude. Intanto il
gruppo radicale non sta con le mani in mano e,
acquisita ulteriore documentazione, presenta
un’altra interrogazione in cui si chiede conto
dei bilanci aziendali e della presenza ed uso di
presunte carte di credito aziendali, inoltre si
annuncia un sollecito alla magistratura; questo
il nostro comunicato del 30 giugno 2011: "La
vicenda Astral è sintomatica di un malcostume
della politica italiana ormai divenuto non più
tollerabile per cui la mancanza di trasparenza
rischia di creare situazioni peggiori che nella
Tunisia di Ben Ali o nell’Egitto di Mubarak.
Abbiamo già presentato a marzo un’interrogazione
per avere risposte sulla pianta organica del
personale, sulle assunzioni effettuate su
chiamata diretta, i rapporti di parentela tra i
vertici aziendali ed il personale assunto, sulle
indennità corrisposte e le consulenze assegnate,
su quale attinenza vi sia tra la mission
dall’azienda ed il materiale e le manifestazioni
finanziate, o semplicemente l’approvazione del
bilancio aziendale. Sono trascorsi mesi e non
abbiamo ottenuto alcuna risposta dalla Giunta;
così come non ci sono giunte risposte
soddisfacenti alle interrogazioni in merito alle
grandi arterie regionali che attendono da anni
di essere completate. Per far fronte
all'immobilismo della Regione, sollecitata dalla
stampa con articoli sempre più allarmati sulla
gestione dell'Astral, ed essendoci pervenuta
documentazione su fatti circostanziati di sicuro
interesse per la magistratura ordinaria e
contabile, presenteremo a breve un esposto alle
competenti autorità giudiziarie perché possano
subito valutare i fatti".
Nel frattempo scade il mandato del CdA
nominato in epoca Marrazzo, e ora tocca alla
Polverini: sulla vicenda cala nuovamente il
silenzio, tranne pochi comunicati tra cui quello
di Vincenzo Maruccio, capogruppo dell'IdV,
nonché ex assessore ai Lavori Pubblici della
giunta Marrazzo, che dichiara: "l’unica
preoccupazione della giunta Polverini è quella
di occupare le poltrone. Così come accaduto con
Astral, si sfiducia un consiglio di
amministrazione predicando la fuoriuscita della
politica dai Cda, ma poi non si nominano tecnici
competenti, ma politici della propria fazione,
magari da ripescare tra quelli rimasti a bocca
asciutta dopo le elezioni regionali". Noi
constatiamo che sul sito di Affari Italiani
viene pubblicato un articolo che rende chiara la
deriva: “quando si scende nella profondità
della società con sede in un palazzo
dell'imprenditore ed editore di quotidiani, si
fanno vere e proprie scoperte” e prosegue “Partiamo
dalle pubblicazioni. Tra il 2007 e il 2009, la
divisione editoriale sforna volumi entusiasmanti
… se poi sulle consolari manca la segnaletica,
ci sono le buche e gli attraversamenti pedonali
sono esercitazioni per killer, non conta” e
prosegue “Ma è sul fronte delle assunzioni e
delle consulenze che l'Astral si distingue per
attivismo. Nonostante il bilancio 2010 evidenzi
una liquidità di oltre 45 milioni di euro, le
previsioni di spesa sono fissare a 73,5 milioni
e così parte una politica dissennata di gestione
del personale. Da dicembre 2009 ad aprile 2010
vengono erogati superminimi ad personam pari a
30 mila euro. Ma si era già superata con 182
mila euro destinati a due dipendenti che sei
mesi dopo vengono promossi dirigenti. Uno è il
nipote del presidente, l'altro il suo capo
segreteria. Nel periodo pre elezioni regionali
del 2010 Astral è da record: rinnova per 5 anni
il contratto al direttore generale già
licenziato nel 2009, con due anni di anticipo
rispetto alla scadenza; elargisce due consulenze
da brivido: la prima all'ex direttore degli
Affari generali, Angelo Cacciotti che da
dipendente risolve il contratto con una
buonuscita da 100 mila euro e un nuovo contratto
da 60 mila per tre anni per 120 giorni
lavorativi l'anno; la seconda a Raimondo Besson,
l'esperto di acqua del centrosinistra, già
vicepresidente di Acqualatina”.
Veniamo ai giorni nostri, entra in campo un
nuovo CdA e un nuovo Presidente, chi? Quel
Tommaso Luzzi che presentò nel 2008
l’interrogazione di cui abbiamo parlato in
merito allo scandalo Astral, ma nel frattempo
non rieletto dopo l’ormai famoso pasticcio della
presentazione delle liste PDL. Il 6 dicembre
2011 avviene l’audizione dei vertici aziendali
presso la commissione Lavori Pubblici, si parla
di situazione catastrofica, di gestione definita
“allegra”, di situazione non facile da
ricostruire, di contabilità pittoresca, di socio
azionista che se all’incontro del 19 dicembre
non ricapitalizza finisce la continuità
aziendale con bilancio non approvato, di libri
da portare in tribunale, di tanto altro che vi
risparmio. Sul sito ufficiale della Regione si
parla solo di “situazione definita da tutti
complicata”, “la società che gestisce
le strade di competenza regionale ha di fronte a
sé una data cruciale per il suo futuro, quella
del 19 dicembre, quando la Regione, nel corso
dell'assemblea dei soci, dovrà decidere se
sottoscrivere la ricapitalizzazione necessaria
per ripianare le perdite” e ancora “è
una contabilità tenuta in passato in maniera
pittoresca, per questo da luglio abbiamo
bloccato tutti i trasferimenti: abbiamo fatto un
lavoro di verifica, adesso aspetto che
l'assessorato al Bilancio risponda”.
Una domanda sorge spontanea, al di là di ogni
altra considerazione: ma se tra quelli presenti
all’audizione nessuno era all’oscuro di quella
che era la situazione in Astral, già di dominio
pubblico in questi ultimi tre anni e mezzo,
c’era veramente bisogno di arrivare ad un passo
dal fallimento? Qualcuno aveva avvertito le
autorità competenti per tempo? Nieri era
assessore al bilancio con Marrazzo, non si è
accorto di nulla? Luzzi, prima di diventarne
presidente, sapeva perfettamente dove si stava
andando a parare, altrimenti si deve pensare che
firma interrogazioni senza leggerle: nulla da
dire? Malcotti, prima di diventare assessore ai
lavori pubblici, invece, le dichiarazioni
pubbliche le ha fatte, perché ora silenzio sulle
nostre interrogazioni? La soluzione, se così la
vogliamo chiamare, è stata suggerita a fine
seduta, inviare una lettera alla Presidente ed
agli assessori competenti per battere cassa. Il
19 si sbloccherà tutto e approveranno un
bilancio, ma quale? C’è l’occasione d’oro in
questa vicenda per fare chiarezza, portarteli
questi libri in tribunale! Non c’è bisogno di
penalizzare i quasi 200 dipendenti, od usarli
come scusa per coprire eventuali responsabilità,
qualcuno si dovrà comunque occupare di strade
nel Lazio, e con nuove competenze, con una nuova
società finalmente seria. Purtroppo ci saranno
gli immancabili armadi e cassetti da tenere
chiusi e tutto finirà in una bolla di sapone,
assistiamo in diretta a quello stesso sistema
che, moltiplicato per centinaia di casi, ha
portato il Paese sull’orlo del disastro.
12-12-2011
Diego
Sabatinelli
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