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Per chi ha deciso di non mandare... il cervello all' ammasso

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 
 

BOLOGNA - 30 anni di bugie e verità nascoste

Ricorre ormai il 30° anniversario della strage alla Stazione Centrale in quel 2 agosto, senza sostanziali novità in merito alla “Giustizia” autentica e alle verità che, in questo caso come in altri fatti simili da Piazza Fontana a Milano nel dicembre 1969, passando per Piazza della Loggia a Brescia nel 1974, per il treno “Italicus” e per l’aereo Itavia a Ustica nel giugno 1980, sono rimaste celate, coperte da strani suicidi, depistaggi, segreti di stato e quant’altro necessario a non far emergere i reali mandanti ed esecutori. Anche se nel caso di Bologna ci sono tre “colpevoli”, condannati all’ergastolo senza prove concrete, non è stato reso il dovuto alle 85 vittime di tale eccidio che sono rimaste sconfitte più di ogni altro. Infatti, per quale motivo Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (allora tutti giovanissimi, quest’ultimo minorenne) avrebbero compiuto un gesto simile? Per destare allarme sociale? Per diletto? Per crearsi ancora più problemi di quanti non avessero già in quel periodo? Troppo facile trovare come espiatori tre personaggi condannati in passato per altri fatti di sangue in quegli anni di piombo e darli in pasto all’opinione pubblica senza nemmeno spiegare nei dettagli, come sarebbe stato opportuno, i perché e i retroscena di tale atrocità. Oggi come ieri, fra appalti, voti di scambio, tangenti e lussuose residenze fantasma, ogni occasione è buona per distogliere i cittadini dai reali problemi e necessità contingenti. A conferma del fatto che il teorema della “strage fascista” non debba cadere è l’assenza di qualsiasi Ministro alla commemorazione odierna nel capoluogo emiliano per paura dei fischi: ma i bolognesi hanno veramente capito di essere stati raggirati fino in fondo? Già da qualche anno si parlava, a proposito della strage alla Stazione Centrale, di una “pista palestinese”, del terrorista tedesco Thomas Kram (documentata la sua presenza quel giorno a Bologna) legato al sudamericano Carlos, esperto di esplosivi, e la Procura bolognese si è vista “costretta” a riaprire le relative indagini che chissà se e quando porteranno a qualcosa di concreto. Forse, come per gli “eroismi” titini e partigiani del 1945 e dintorni, la verità emergerà dopo oltre mezzo secolo, quando non ci sarà più nessuno da poter condannare.

2 agosto 2010

Roberto Bevilacqua