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CAMBIARE LA 157/92
Qualche volta si fa per fare. Molte volte per apparire,
o….per avere. Ma andiamo avanti.
Che la 157/92 sia da modificare, non
ci piove. Nessuno più del sottoscritto ne è convinto.
Altrimenti vorrebbe significare che i quindici anni
trascorsi a studiarla, valutarla, criticarla, commentarla,
proporne gli aggiustamenti e, perché no? cercarne una
ragionevole applicazione, sarebbero irrimediabilmente
naufragati, e bene farebbe la mia famiglia a fissarmi
immediatamente un appuntamento con lo strizzacervelli del
villaggio.
Ma andiamo per ordine. Esistono –è
vero- grandi discrasie negli articolati della 157/92 che
nacquero all’ epoca (sono passati già 16 anni, vivadiana!)
da una certa mentalità vetero-gestionale che la riforma si
trascinò dietro dalle normative passate. A questo si
aggiunse disgraziatamente l’ infiltrazione evidente e
inquinante di alcune “illuminazioni” manifestamente
“protezionistiche” che per nulla agevolarono, e agevolano
(ma se mai ostacolano) l’ attuazione di una corretta e
moderna gestione del territorio agro-silvo-pastorale. Si
sbagliava, o si bleffava, quando si chiedevano –tout court-
all’ I.N.F.S. (povero!) dati e conoscenze che, a tre lustri
dall’ uscita della legge quadro appaiono ancora “roba da
mangiare”. Si sbagliò ancora quando in una normativa
nazionale si fissò la percentuale di territorio regionale
che doveva essere comunque “protetta”, come se l’ Italia
fosse un’ uniforme tavola territoriale, vegetazionalmente e
pedologicamente uguale, e le regioni italiane, e
conseguentemente le province, fossero tranci di un’ unica
torta piattamente omogenea. Si continua a sbagliare non
proponendo un fico secco per risolvere l’ accaparramento
indebito di territorio “verboten”, solo perché “regolarmente
tabellato e in base al decreto bla, bla, bla” deciso con il
sistema ormai trito e ritrito dell’ “egocentrismo
democratico”. Dalla nostra sponda del fiume, io non parlo,
io non sento, io non vedo. E così chi non parla, non sente e
non vede, aiuta, se non addirittura incoraggia, l’ accidia
di chi dovrebbe controllare e non lo fa, di chi dovrebbe
proporre e non lo fa, di chi dovrebbe andare in piazza e non
lo fa. Si sbagliò e si continua a sbagliare quando si diede
alla percentuale fissata, compresi i parchi, e adesso
–ancora, cribbio!- le ZPS e i SIC, una valenza essenziale
come se bastasse “vietare” comunque l’ esercizio venatico
per fare gestione: ma fatemi il piacere! Proprio i parchi,
abbandonati a se stessi, con presenze preponderanti di
popolazioni ecologicamente squilibrate dimostrano che la
gestione agro-silvo-pastorale ha bisogno di una maggiore e
coordinata presenza umana che sappia “coltivare” e
“conservare” l’ ambiente, traendone anche beneficio.
Io dico che la 157/92, non solo va
modificata, aggiustata, modernizzata, ma deve essere
obbligatoriamente e finalmente confrontata e “spalmata” -per
così dire- anche sull’ altra grande riforma, la 394, più
“vecchia” di un anno, ma certamente non estranea al nostro
mondo. Va fatto. Punto e basta. Pur tentando di sforzarmi di
apprezzare le varie iniziative e i proponimenti che stanno
circolando sull’ argomento su questo Sito in questi gg., al
fine di non ritrovarmi ancora una volta di fronte ad una
sorta di “minestra riscaldata”, vorrei focalizzare la vostra
attenzione sul fenomeno megarico tutto italiano che è quello
di vedersi costretti a DOVER aggiustare una normativa che,
se è vero -come è vero- che fa acqua da molte le parti,
occorre riconoscere che la stessa non è ancora stata
applicata in toto. Un vero paradosso. Ma il ventilato
“superamento delle province”, la presa di coscienza a
riguardo delle regioni che stanno assumendo ogni giorno più
potere decisionale, il “federalismo” che appare sempre più
vicino al decollo, sono fatti nuovi con i quali anche il
cittadino-cacciatore prima o poi dovrà fare i conti.
Modificare si deve. Tuttavia il pericolo, come spesso
accade, è la giusta scelta dei tempi. Cosa non facile,
stando alle scadenze elettorali che ci assillano ogni
giorno, mi rendo conto; ma il “fare per fare” consiglia
sempre collegialità e consapevolezza. Al contrario del “fare
per apparire” che, pur apportando vantaggi
immediati ma circoscritti, non sempre arriva a conclusioni
ragionevolmente collegiali. Modificare subito dopo
le…”modifiche”, non solo creerebbe confusione, ma sarebbe
perfino criticabile sotto l’ aspetto meramente pragmatico
delle cose. Io sono Umbro, terra di santi, artisti e
cacciatori. Tuttavia l’ Italia a colori che io sogno per gli
Uomini dei Boschi non si ferma alla mia regione. Ma questa è
un’ altra storia sulla quale, amici, se avrete la bontà di
seguirmi, vi intratterrò in una prossima occasione.
Sergio Gunnella
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