Mai come in questo momento il “privato”, inteso come salvaguardia
della privacy, e il pubblico, inteso come ruolo che si riveste nel
panorama politico nel paese, è di grande attualità. C’è un gran
dibattere sui limiti della sfera privata e quella pubblica. Lo fanno
tutti, giornalisti, politici, semplici cittadini. Il tormentone
attuale sui “vizi” privati, o presunti tali, del Presidente del
Consiglio, è la prova provata di come questa vicenda, da qualunque
parte la si voglia leggere, dimostri il poco senso dello Stato da
parte di molti personaggi. Si potrebbe obiettare che poco c’entra il
senso dello Stato con i fatti privati del premier. Invece, c’entra,
eccome. Se si ha il senso dello Stato, si sa distinguere e separare il
privato dal pubblico. Se si ha il senso dello Stato, non ci si sogna
minimamente di sostituirsi ad esso. Questo come premessa a un
“concetto” che va ben oltre un affare privato, anche se di un uomo
importante come il Presidente del Consiglio e che vale per tutti.
Partiamo dall’inizio della definizione di Stato: “…lo Stato è
superiore ad ogni altro soggetto” per cercare di fissare dei paletti
che vadano oltre le chiacchiere del momento. Questo “concetto” sul
ruolo principale dello Stato, definisce, come un qualsiasi soggetto,
debba porsi nella vita sociale e politica del paese, con scelte di
comportamento che prescindono dalla sua “volontà” personale. Chi ha
ben chiaro il concetto dello Stato, si rapporta con il proprio
pensiero politico, i propri comportamenti, sapendo che esiste una
gerarchia istituzionale e delle “regole” da cui nessuno può
prescindere. Chi rappresenta lo Stato deve dare per primo, a tutti i
livelli istituzionali, nazionali e locali, l’esempio ai cittadini
della sua rettitudine morale e politica. Lo deve fare alla luce del
sole. Deve far sì che la cosa pubblica sia una casa di vetro. Per fare
in modo che questo avvenga, c’è bisogno che qualcuno lo controlli e lo
giudichi. E chi, se non il popolo sovrano, spesso evocato da molti
politici, può, anzi deve svolgere questo ruolo? Il popolo come
controllore e giudicante. Come la storia del nostro paese insegna,
questo però, non sempre avviene, anzi, spesso il cosiddetto “popolo”
si riconosce nel furbetto del momento e lo giustifica, se non
addirittura, ne esalta i suoi comportamenti, anche se non adeguati al
ruolo che riveste. Chi ha il senso dello Stato, non si fa diventare
“pubblici” i propri vizi. Chi ha il senso dello Stato, ha il senso
dell’etica e della morale. Se questo non avviene, sarebbe bene tornare
a far parte di quei club privati, dove ognuno fa ciò che vuole, salvo
rapportarsi a quanto previsto dai codici, civile e penale. Questo
“pistolotto” potrebbe sembrare frutto di un’ideologia antiquata e
ormai scomparsa con il secolo scorso, e rappresentare il pensiero di
un uomo di destra, conservatore, reazionario e anche un po’ bigotto.
Non è così. Per chi scrive le regole ancora valgano, o dovrebbero
valere, per tutti. Destra, sinistra, centro. Anche se per qualcuno
ormai ha poco senso parlare di destra e sinistra, oggi definite come
indicazioni di segnali stradali, se il terzo polo (quello degli ex
democristiani per intenderci) non è solo geograficamente impossibile,
ma fuori da ogni logica politica , il senso dello Stato prescinde
dall’appartenenza politica. Come per il coraggio o la moralità. Non è
di destra, nè di sinistra. O c’è l’hai, o non c’è l’hai. A
prescindere. E’ bagaglio di donne e uomini perbene. Mai come in questo
momento, si avrebbe bisogno che tutti avessero il senso dello Stato.
Mai come in questo momento, la presenza dello Stato nella vita di ogni
cittadino è fondamentale. La sicurezza e la giustizia, la sanità e
l’assistenza, non possono che essere gestiti principalmente dallo
Stato. Questo non vuol dire essere statalisti. Questo vuol dire
riconoscere allo Stato una funzione primaria a cui, nessuno, tanto
meno i privati, possono assolvere. Bisogna quindi che il popolo
concorra a far sì che il suo garante (lo Stato), sia salvaguardato,
per le prerogative per le quali ogni cittadino è eguale all’altro.
Bisogna concorrere a ridare dignità a cariche istituzionali, ruoli
politici, nazionali e locali. Bisogna che il cittadino si faccia
carico dei suoi doveri, ma anche che reclami i suoi diritti,
richiamandosi alla Costituzione che all’art 3 cosi recita: “Tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti la legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Per quanto
possa essere criticata, rivista e modificata, la Costituzione della
Repubblica Italiana, rimane (o dovrebbe rimanere) la polizza
assicurativa di ogni singolo cittadino. Riguardo al ruolo dello Stato
e dei suoi massimi rappresentanti istituzionali, nazionali e locali,
si possono avere opinioni differenti. In ogni caso, per quanto mi
riguarda, ognuno si tenga i suoi “vizi” privati. Ma per decenza, non
ne faccia una pubblica virtù.
Latina 4 Maggio