SR 156, aggressione programmata al territorio

La vergognosa vicenda della Strada Regionale 156, che avrebbe dovuto collegare le province di Latina e Frosinone, bloccata da anni nel territorio comunale di Sezze,
parte dalle Leggi di finanziamento L.R. 4/5/85 n. 60 e L.R. 26.02.87 n. 22 e da una convenzione Regione Lazio - ANAS approvata con Deliberazione di G.R. 31.7.97 n. 5278, per cofinanziamento di opere previste nel piano triennale 1997/1999, con l'impegno per la Regione della produzione della progettazione relativa all' "Ammodernamento della S.S. 156 (Frosinone-Latina)".
Il progetto "definitivo" viene aggiudicato all'ing. Francesco Maria La Camera, sulla base di un progetto preliminare redatto dalla Stazione Appaltante.
Esso viene fatto oggetto di una Conferenza dei Servizi, con la partecipazione del Comune di Sezze, conclusa il 30.07.1999
Il progetto viene rielaborato per la tratta Latina-Prossedi sulle indicazioni e prescrizioni della Conferenza dei Servizi, "perfezionandone" la localizzazione e realizzazione delle opere.
L'aggressione al territorio che ne scaturirà, quindi, è stata programmata a tavolino!
I problemi idrogeologici rilevati in sede di progettazione definitiva erano già ben noti dalla documentazione di letteratura del settore.
Quindi il progetto approvato dal CIPE di oltre 60 milioni euro conteneva in sé un grado di aleatorietà molto forte se gli accertamenti dovevano essere ancora eseguiti.
In sede definitiva si potevano approfondire puntualmente ma non "rilevarli" come se se ne ignorasse l'esistenza.
Il 30.07.2004 La Camera attesta la mancanza di pericolosità da un punto di vista geologico ed esprime parere favorevole all'eseguibilità dell'opera.
Il tutto sarà contraddetto dai fatti.
L'errore progettuale che ne consegue non può configurarsi, quindi, come sopravvenuto e imprevedibile.
Pertanto all'evidente errore di programmazione da parte della Stazione Appaltante, che aveva ben noto il delicato equilibrio idrogeologico del sito, trascurando il sicuro impatto ambientale, va ad aggiungersi un errore progettuale basato su indagini carenti.
Malgrado ciò la Regione attiva un mutuo quindicennale di 60 milioni di euro presso la Cassa DD.PP., con oneri di ammortamento a carico del Ministero delle Infrastrutture.
Ai 60 milioni si aggiungono altri 5.954.201,55 (!) con atto integrativo all'Accordo di programma del Min. Infr. e Trasp., Min. Economia e Fin. e Regione Lazio.
In data 05.08.2004 si approva il progetto ai fini della dichiarazione di pubblica utilità
L'11.05.2005 il Responsabile del procedimento, in contraddittorio con l'Impresa che ha assunto l'appalto, dà atto dell'immediata esecutività dei lavori.
Quando il RUP dichiara l'immediata esecutività significa che nessun impedimento futuro, se non imprevedibile, ostacolerà la realizzazione dell'opera! Ma come può classificarsi fra le cose imprevedibili l'esistenza di risorgive, di un fiume, del complesso di captazione delle Sardellane che dà acqua a mezza provincia?
La Direzione Lavori consegna i lavori con verbali del 26.05.2005 e 30.06.2005.
Durante l'esecuzione dei lavori si ravvisa l'opportunità di predisporre una 1^ perizia di variante a seguito di indagine archeologica nella zona dello svincolo di Sezze ed al cavalcavia al km 15.339.,
Le preesistenze archeologiche, rilevate solo in fase di esecuzione dei lavori, non avrebbero dovuto essere già state indagate, come sopra osservato, già in fase di studio di fattibilità e di progettazione preliminare, vista la probabilità molto alta di trovare resti nella zona?
La perizia prevede importanti variazioni al progetto, con la realizzazione di due rotatorie sullo svincolo e la traslazione verso Frosinone del viadotto previsto in Via Fontana Acquaviva.
Tale traslazione ha interessato direttamente il preesistente metanodotto di cui si è dovuto prevedere lo spostamento con ulteriori aggiunte di costi.
RFI (Rete Ferroviaria Italiana) interviene prescrivendo all'Impresa di ridurre i carichi al piede del rilevato ferroviario, utilizzando materiali più leggeri nella zona di rilevato stradale prossima alla sede ferroviaria. Come mai non se ne era tenuto conto in fase di progettazione e in sede di approvazione da parte della Conferenza di Servizi? Non era presente anche la RFI?
Costituisce ulteriore aggravante la constatazione che "non risultava ancora possibile procedere alla chiusura dei pozzi dell'Acquedotto Sardellane, come previsto dal progetto definitivo in appalto, per procedere alla realizzazione delle gallerie artificiali nel tratto in adiacenza a dette Sorgenti"
Questo passaggio dimostra la "follia" del progetto già in sede di programmazione! La Stazione Appaltante ha scelto di andarsi ad infilare in un'area di delicatissimo equilibrio, con le Sardellane e le relative opere di captazione, le sorgenti dell'Ufente, la compresenza in una fascia di neanche cento metri della ferrovia Roma-Napoli, della vecchia SS Monte Lepini, di un casello della ferrovia dismessa Terracina Velletri ... Pur avendo a disposizione una pianura larga 20 km perché si è scelto di andarsi ad infognare nel punto più incredibile? La Conferenza dei Servizi come ha potuto approvare questo scempio? Come è stato possibile procedere nella progettazione di quest'opera folle assumendosi la responsabilità di asseverarne la mancanza di pericolosità da un punto di vista geologico?
Per i lavori ancora da eseguire "sopravvengono" una serie di complicazioni che richiedono una 2^ perizia di variante! In realtà si tratta di ostacoli già noti ancora prima di partire.
Era prevista la realizzazione del Viadotto sul Fiume Ufente con un impalcato in c.a.p. a cinque campate e con la costruzione di due delle quattro pile in interferenza con l'attuale corso d'acqua, con modifiche sostanziali e definitive all'alveo attivo, oltre a lavori accessori di salvaguardia!
La previsione di deviare l'alveo del fiume, assentita a suo tempo dalla Conferenza dei Servizi, contrasta con le previsioni del Piano d'Ambito divenuto cogente, con conseguente richiesta di revisione del progetto.
Il Piano d'Ambito era in fase di elaborazione almeno al momento della variante n° 1; come mai non se ne è tenuto conto?
Interviene l'ATO: in fase di verifica della proposta di messa in esercizio del nuovo campo pozzi "Sardellane" per consentire poi la sostituzione dei tre pozzi esistenti da dismettere per la costruzione della nuova SR 156, manifesta perplessità sui rischi che i pali di fondazione possano inquinare la falda interessata dall'emungimento idrico.
Questa dei pozzi da spostare per fare posto alla strada è la più grave e assurda delle forzature di un tracciato che non si poteva scegliere in una situazione più complessa.
Interviene ancora RFI, che osserva cedimenti differenziali dei binari ferroviari provocati dalle operazioni di scavo delle fondazioni delle spalle e delle pile del Viadotto, trovandosi costretta a ridurre precauzionalmente la velocità dei convogli.
Si procede a indagini geologiche supplementari per riscontrare valori geotecnici e di altezza della falda tali da far prevedere ulteriori insostenibili cedimenti del rilevato ferroviario a causa dei lavori per la realizzazione del rilevato stradale. La gravissima scelta iniziale di aver previsto il tracciato sulle risorgive pedemontane è stata seguita da queste indagini "a puntate" per accertare ciò che un qualunque studente di geologia avrebbe potuto conoscere.
Ovviamente la D.L. ha redatto una 2^ perizia di variante.
Intanto, a seguito di un mancato raggiungimento di accordo bonario, è in corso una procedura arbitrale di risoluzione di riserve per 60 milioni di euro (una sciocchezzuola)!
Qui entra in gioco l'ASTRAL, alla cui presidenza è il setino Giovan Battista Giorgi. Nel gennaio 2010 la competenza dell'appalto è trasferita dalla Regione Lazio all' ASTRAL SpA .
Non si capisce come venga fuori la proposta di una 3^ perizia che porta l'impegno di spesa da 65.954.201,55 a 78.962.417,61 e che è interessante leggere nel confronto delle singole voci.
Specialmente nelle spese tecniche si propongono aumenti ingiustificati: da 540.000,00 euro a 2.100.000,00 euro.
Questa 3a perizia di variante fra l'altro prevede l'ampliamento delle sede stradale nell'Area Sardellane" con contemporanea realizzazione della viabilità in quota.
La progettata realizzazione della viabilità in quota, che vede sovrapporsi la vecchia SS 156 con una struttura a sbalzo sulla nuova SR 156, è una violenza alla morfologia dei luoghi con ulteriore inevitabile aggravio per le opere di fondazione e della relativa interferenza con le risorgive.
La perizia viene trasmessa ai vari Enti per recepirne i pareri di competenza.
La Soc. Acqualatina S.p.A. esprime parere favorevole ma pone tre condizioni:
- Realizzazione di un dearsenificatore;
- Realizzazione di apposita viabilità di accesso all'area Sardellane II;
- Opportuna recinzione dei luoghi.
Viste tali prescrizioni di elevato impatto economico e complicazione di competenze di realizzazione e gestione, che gli Enti "preposti" non hanno comunicato la disponibilità dell'area Sardellane e che un manufatto, di proprietà della RFI, che si prevede di demolire è ancora occupato, l'ASTRAL decide di stralciare dalla perizia n° 3 quanto può essere realizzato, in attesa della definizione dell'iter in cui verranno coinvolti tutti gli Uffici Regionali e gi Enti "all'uopo preposti".
Ne risulta un quadro economico che lascia invariati gli importi per lavori e per la sicurezza rispetto alla 2^ perizia, ma aumenta di ben 1.980.280,90 euro le somme a disposizione dell'amministrazione, in particolare lievitando le spese tecniche da € 540.000,00 a € 1.000.000,00.
Il Comitato Regionale per i Lavori Pubblici, nella seduta del 20.12.2012,prende atto ed esprime parere favorevole. In una 1^ fase approva l'impegno di spesa di euro 67.934.482,42
prevedendo un nuovo finanziamento di euro 1.980.280,91, rimanendo inteso che l'intera opera costerà € 78.962.417,61, con un aggravio di € 13.008.216,07.
Conclusioni:
Nell'atto di esprimere il parere, il Comitato Regionale per i Lavori Pubblici, ripercorrendo tutta la storia dell'opera, condivide l'attestazione del Responsabile del Procedimento nella quale si richiamano le motivazioni che hanno indotto la redazione di varianti, riconducendole alla fattispecie di cui all'art. 132 comma 1 lettera b) e al comma 3 del D. Lgs 163/2006, che attribuisce le varianti a "cause impreviste e imprevedibili" , considerandole "interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio"; non ne imputa la causa alla Stazione Appaltante ai sensi dell'art. 124 comma 8 del DM 554/99, motivandole con la "non prevedibilità al momento della redazione del progetto o della consegna dei lavori "
Dopo aver ripercorso tutto l'iter della vicenda, appare chiaro come l'attestazione del RUP sia un evidente tentativo di giustificare un pasticcio che ha generato un ecomostro a spese della comunità. E non sanno come uscirne!
Ma è opportuno perseverare in questo progetto sbagliato? Perché non analizzare soluzioni alternative, compreso il ripensamento del tracciato al di qua della ferrovia, riducendo al minimo le interferenze con le strutture di servizio esistenti e con l'ambiente? Fermo restando che i responsabili dello sperpero di denaro pubblico debbono essere chiamati a risponderne.

Sezze 26 Novembre 2013

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