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Il Calcio
La patria del calcio moderno è l'Inghilterra, e in
particolare, i college britannici, nei quali ci si ispirò al calcio
fiorentino che veniva praticato a Firenze, nel periodo medievale. Nasce
come sport d'élite: erano i giovani delle scuole più ricche e delle
università a giocare al football. Le classi erano sempre composte da
dieci alunni, e a questi si aggiungeva il maestro che giocava sempre
insieme a loro. Ecco spiegato perché si gioca in undici. Il capitano di
una squadra di calcio è una sorta di discendente del maestro della
public school.
Nel 1848, all'Università di Cambridge, H. de Winton e J.C. Thring,
proposero, e ottennero, di fare una riunione con altri dodici
rappresentanti di Eton, Harrow, Rugby, Winchester e Shrewsbury.
L'incontro durò otto ore e produsse un importante risultato: vennero
infatti stilate le prime basilari regole del calcio.
Queste regole posero fine al dubbio che riguardava la parte del corpo
con la quale colpire la palla: con le mani, con i piedi o entrambi
indifferentemente? Le cosiddette regole di Cambridge favorivano
chiaramente il gioco con i piedi e permettevano il gioco con le mani
solo nel momento in cui era necessario catturare un pallone chiaramente
indirizzato in porta, come su un calcio di punizione diretto. |
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Queste regole furono adottate da tutti
eccetto che dalla Scuola di Rugby, i cui rappresentanti
erano chiaramente a favore di un gioco più fisico e che
consentisse di toccare il pallone anche con le mani. Si
produsse così lo scisma che portò alla nascita del rugby,
sport che prende il nome dalla scuola che l'ha sviluppato.
Il 24 ottobre 1857 a Sheffield, Nathaniel Creswick fondò la
prima squadra di calcio della storia: lo Sheffield FC. Ma il
contributo di Creswick al gioco del calcio non si fermò qui,
infatti insieme a William Prest scrisse le Sheffield Rules
che si andavano ad aggiungere a quelle precedenti ed
introducevano regole importanti nel gioco come la durata
della partita e la divisione di questa in due tempi.
La città di Sheffield pùò essere considerata a tutti gli
effetti la madre del calcio moderno, infatti dopo la
fondazine del primo club, nella cittadina inglese si giocò
la prima competizione di calcio della storia: la Youdan Cup
vinta dall' Hallam FC, il secondo club della storia.
Il 26 ottobre 1863 a Londra venne fondata la Football
Association, prima federazione calcistica nazionale, nel
1886 le Federazioni britanniche diedero origine
all'International Football Association Board, con il compito
di sovraintendere al regolamento, ed infine nel 1888 si
tenne il primo campionato inglese, secondo la formula
tuttora in vigore.
Il calcio intanto si espandeva a macchia d'olio: in
Inghilterra ben presto divenne lo sport per eccellenza della
working class e non solo delle èlite. Questo nuovo gioco,
divertente, semplice e stancante era l'ideale per sfogarsi
dopo una settimana lavorativa.
Dall'Inghilterra il calcio venne esportato in tutta Europa
ad opera di emigrati di ritorno dall'Inghilterra stessa e
che furono tra i primi a conoscere il football, o su
iniziativa degli stessi inglesi che si trovavano all'estero.
In Sudamerica, i marinai inglesi preferivano giocare a
calcio tra di loro lasciando da parte la gente del posto. Ma
rimanere fuori a guardare si rivelò decisivo: ben presto,
brasiliani e uruguaiani diventarono ben più abili dei
maestri nel praticare il calcio.
Il fenomeno ormai era di dimensioni intercontinentali, ed
era necessario adattare le istituzioni calcistiche e
chiarire in maniera più dettagliata le regole. In questi
anni infatti, erano svariate le interpretazioni del gioco.
Finalmente, anche a questo scopo, nel 1904 si costituì la
Federation Internationale de Football Association (FIFA),
cui si affiliarono le varie Federazioni nazionali.
Il calcio si gioca a livello professionistico in tutto il
mondo. Milioni di persone vanno regolarmente allo stadio per
seguire la propria squadra del cuore, e molte altre guardano
le partite in televisione. C'è anche un elevatissimo numero
di persone che gioca al calcio a livello amatoriale. Non c'è
dubbio che la popolarità di questo sport continui a crescere
continuamente. In Africa, Asia e Stati Uniti l'interesse sta
crescendo sempre più negli ultimi anni. Non a caso, nel 2010
il Sudafrica ospiterà la manifestazione più importante del
calcio: i Mondiali di calcio. Durante il
XX secolo si è potuto osservare una notevole alternanza di
scuole calcistiche e di filosofie di gioco che hanno
contribuito a creare una precisa identità sportiva per ogni
nazione e relativi campionati. Nel calcio del XXI secolo,
queste differenze maturate nel corso degli anni si sono
radicate e conservate anche se è sempre più possibile
osservare, col passare del tempo, una certa generalizzazione
degli stili di gioco nei vari paesi. Le varie scuole
calcistiche, pur conservando tutt'ora delle caratteristiche
specifiche, si sono amalgamate tra loro. Questo fenomeno è
stato possibile grazie alle oramai sempre più frequenti
opportunità di confronto con altre mentalità sportive,
garantite dalle competizioni europee.
Uno dei punti comuni in cui ci si è principalmente mossi in
questi anni è la maniacale preparazione atletica e fisica
dei giocatori. È infatti possibile notare abissale
differenza con le generazioni calcistiche di un neanche
tanto remoto passato: una velocità di manovra nettamente
superiore, squadre più corte e un pressing accentuato fin
dalla metà campo avversaria. Questa grande attenzione
all'aspetto atletico resta ovviamente in funzione dei
tatticismi moderni che richiedono come già detto una grande
velocità di manovra e frequenti sovrapposizioni offensive. È
chiaro come nel panorama attuale, assistere a evoluzioni
eclatanti come è avvenuto negli anni passati sia molto più
difficile; assistiamo quindi a delle piccole variazioni che
tuttavia, nelle complicate meccaniche di gioco moderne,
possono fare la differenza.
Negli ultimi anni ha assunto grande importanza la
costituzione di un gruppo solido, compatto e convinto delle
proprie capacità: è stato dunque ridefinito il concetto di
"squadra". La componente psicologica è un aspetto
fondamentale in questo processo ed è in gran parte delegata
all'allenatore a cui spesso si affianca un leader
carismatico in campo. Tale credo ha permesso a squadre di
fascia "medio - bassa" di imporsi nelle principali
competizioni europee, come dimostrano i successi di Porto e
Grecia nel 2004 (rispettivamente in Champions League e
Campionato Europeo) e più recentemente anche del Liverpool,
che dopo anni di anonimato internazionale è riuscito nella
grande scalata europea.
Proprio l'allenatore di quel Porto campione d'Europa José
Mourinho è forse il principale interprete di questa
rinnovata concezione di squadra a cui ha affiancato diverse
meccaniche tattiche volte ad una maggiore velocità nella
circolazione della palla. Con il Chelsea di Mourinho si è
spesso parlato di una nuova rivoluzione calcistica, e in
effetti gli immediati successi e lo schiacciante dominio nel
campionato inglese dimostrarono un approccio sicuramente
efficace ed innovativo. Attualmente è l'allenatore
portoghese ad aver apportato i cambiamenti più efficaci nel
panorama calcistico inglese. Tra gli altri allenatori che
hanno portato questo concetto nuovo di squadra anche alle
più blasonate formazioni europee va menzionato anche Fabio
Capello, ex allenatore di Milan, Roma, Juventus e del Real
Madrid. Il tecnico italiano ha saputo costruire, su una base
di grandi giocatori, quella solidità e quel concetto di
gruppo che ha avuto tanto successo. Con il prendere piede di
questa nuova mentalità, si spiega anche la crisi di alcune
importanti squadre europee in questo periodo, in particolare
il Real Madrid e il Manchester United, oggi tornate su alti
livelli, ma che fino ad alcuni anni or sono avevano
smarrito, pur potendo contare su grandi giocatori, la
propria identità di gruppo. |